blog di mimmobonvegna
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IL RITRATTO DEL PROFESSOR DOTTOR SALAZAR.

Durante il mio breve soggiorno a Lisbona ho avuto l’opportunità di comprare in una libreria (Livraria) del centro, in Rua Garrett, tre volumi sullo statista portoghese Antonio de Oliveira Salazar. Ho cominciato a tradurre dal portoghese il libro scritto da Jaime Nogueira Pinto, “Antonio De Oliveira Salazar. O outro retrato”, A Esfera dos Livros (2007). Ben 259 pagine tradotte con Google Lense. Un lavoro estenuante.

Salazar ha governato per quarant’anni il Portogallo e ora dopo quattro decenni dalla sua morte, il suo nome continua a generare contrasti. Difeso da alcuni, accusato da altri. Idolizzato o odiato, simbolo di un’epoca d’oro ricordata con nostalgia o di stagnazione e arretratezza portoghese? Jaime Nogueira Pinto ci offre un altro ritratto di Antonio de Oliveira Salazar, pensatore, politico e statista. Salazar ha risanato le finanze pubbliche, sostituito la dittatura militare con uno Stato costituzionale autoritario, disciplina i suoi amici e alleati di destra e conduce una politica estera audace e vincente durante il decennio dei grandi conflitti europei. Per Jaime Nogueira Pinto, quando Salazar lasciò il potere, il Paese era più sviluppato, materialmente e spiritualmente, di quello che aveva trovato nel 1928. Il libro dipinge un ritratto diverso e, per molti, sorprendente di questo statista, con episodi e aforismi finora sconosciuti e fotografie inedite. Ma traccia anche un quadro del Portogallo e della società portoghese nel suo rapporto con l’Europa e il mondo nel XX secolo. Il testo dello studioso portoghese è composto di XIV capitoli. L’autore dopo aver ringraziato chi ha collaborato alla stesura del testo, introduce la biografia che l’editore gli ha raccomandato di farla “curta”, cioè sintetica, sui quarant’anni di Salazar. Jaime Nogueira Pinto, noto intellettuale d’area conservatrice e profondo conoscitore della storia della destra lusitana, firma un’opera con un obiettivo esplicito sin dal sottotitolo: offrire “l’altro ritratto” di António de Oliveira Salazar. Nogueira Pinto sceglie di posizionarsi al di fuori della pura demonizzazione post-rivoluzionaria (post-25 aprile 1974) per concentrarsi sul profilo psicologico, politico e strategico dello statista. Il libro sviluppa la sua analisi su tre direttrici principali:

1, Il Risanamento Finanziario e l’Istituzione dell’Ordine: L’autore descrive come Salazar, partendo dalla cattedra di economia di Coimbra, sia riuscito a risanare i conti pubblici di un Portogallo instabile e impoverito dalla Prima Repubblica, traghettando la nazione dalla dittatura militare a uno Stato costituzionale e autoritario ben disciplinato. 2, La Politica Estera e la Neutralità: Viene elogiata la straordinaria abilità diplomatica di Salazar nel gestire il delicato equilibrio della neutralità portoghese durante la Seconda Guerra Mondiale, salvaguardando sia l’alleanza storica con la Gran Bretagna sia i confini iberici tramite il Patto Iberico con la Spagna di Franco. 3, Il Pensiero Conservatore e Maurrassiano: Nogueira Pinto esplora le radici ideologiche di Salazar, individuate principalmente nel cattolicesimo sociale e nelle teorie del pensatore francese Charles Maurras. Salazar viene descritto non come un leader fascista totalitario di massa (stile Mussolini o Hitler), bensì come un dittatore sobrio, cerebrale, freddo e profondamente razionale. Il saggio evidenzia aspetti come l’assoluta integrità personale e l’onestà finanziaria (caratteristica riconosciuta storicamente persino dai suoi più acerrimi oppositori, come Mário Soares). La tesi di fondo dell’autore – secondo cui Salazar avrebbe lasciato nel 1968 un paese materialmente e spiritualmente più sviluppato di quello trovato nel 1928. Nogueira Pinto, prende le distanze dalle letture puramente demonizzanti della storiografia legata al post-25 Aprile (la Rivoluzione dei Garofani), cercando di ricollocare Salazar nel contesto geopolitico e sociale del suo tempo. L’opera ha suscitato, come prevedibile, un acceso dibattito tra gli storici e i critici letterari in Portogallo, dividendo nettamente i lettori. Costretto a tradurlo il libro l’ho letto tutto. Cercherò di presentare alcuni aspetti. L’autore ha studiato Salazar per oltre trent’anni, attraverso ricerche e conoscenze come l’ex ministro Franco Nogueira.

Oggi, scrive Pinto. Sono in grado di conoscere l’epoca e l’uomo Salazar e il suo Estado Novo (Stato Nuovo) con obiettività. “Posso persino inserirlo storicamente, superando la ‘leggenda nera antifascista’, che persiste tra i suoi nemici e la cecità fanatica di alcuni suoi seguaci”. Questa avversione nei confronti di Salazar, Pinto l’attribuisce a certi pensatori o opinionisti ipocriti di sinistra, ma anche liberali, che presentano lo statista portoghese come un provinciale, rurale, colpevole dell’arretratezza del Paese. Altri definiscono Salazar come il tiranno inquisitore e clericale che si compiaceva di mantenere il Paese nel “Medioevo”. Ma, Chi è il vero Salazar? E perché un numero significativo di portoghesi lo ha scelto come primo candidato, inserendolo, con un ampio margine, nella categoria dei ‘più grandi portoghesi’, nonostante le connotazioni negative? Pinto si riferisce al sondaggio del programma di RTP, dove, tra dieci finalisti, è risultato il più votato, Antonio de Oliveira Salazar. Una scelta che alcuni hanno trasformato in un fantasmagorico “pericolo per la democrazia” arrivando persino a creare un’anatomia patologica dell’elettore di Salazar: uno spirito disturbato o mosso da ragioni poco nobili, gente di campagna senza istruzione, gente vendicativa. Tornando al libro, Nogueira intende ritrarre Salazar come pensatore politico, governate e decisore. Nella vita pubblica Salazar agì secondo un processo di pensiero che aveva formato a contatto con la realtà, cercando sempre che l’azione fosse guidata dal pensiero e che il pensiero si traducesse in azione. Pinto nel descrivere lo statista portoghese parte dalle sue radici dove è nato e soprattutto che cosa ha studiato. Le sue convinzioni religiose, filosofiche e politiche: la democrazia cristiana dei papi sociali, il nazionalismo integrale – ma empirico di Action Francaise, un programma che include la terza via dell’economia sociale aziendale. Dio, Patria, Famiglia, Lavoro, Giustizia, in sintesi. Filosoficamente gli appartiene un pessimismo antropologico che non crede nella bontà naturale dell’uomo, con fonti che spaziano da Sant’Agostino all’esperienza portoghese contemporanea della Prima Repubblica Giacobina, fortemente demagogica.

Siamo al 28 maggio 1926. L’esercito prende il potere e ristabilisce l’ordine e chiamano proprio Salazar, per risanare le finanze dello Stato: il professore di Coimbra, esperto finanziario, tecnocrate in materia di entrate, spesa e tasse. All’età di trentanove anni, con il suo primo incarico a ministro delle Finanze, Salazar detta le sue condizioni. Nessun ministero effettuerà alcuna spesa senza la sua autorizzazione. Non potranno spendere fondi al di fuori del budget loro assegnato. Come il governo, anche il Paese dovrà riporre assoluta fiducia nell’intelligenza e nell’onestà del nuovo Ministro delle Finanze. “So benissimo cosa voglio e dove voglio andare”, è questa la celebra frase attribuita a Salazar. “Ben poco si potrebbe ottenere se il Paese non fosse disposto a fare tutti i sacrifici necessari e ad accompagnarmi con fiducia nella mia intelligenza e onestà […]”. Il suo intento principale era pareggiare il bilancio a tutti i costi. Uno Stato che non riesce mai a pareggiare i conti è il peggior nemico della produzione nazionale. Dal 1928-29 in poi, il bilancio portoghese fu in pareggio e tale rimase fino alla fine del suo governo, 40 anni dopo. Ciò è molto importante per la stabilità politica. Salazar non era un mago, né un giocoliere dei conti pubblici, è riuscito perché aveva l’autorità politica per far sì che accadessero le cose che voleva, e per impedire quelle che non voleva, decideva rapidamente e senza esitazione. Le classi professionali dello Stato e dell’economia apprezzarono, il suo lavoro. La burocrazia del Ministero delle Finanze si abituò rapidamente ad obbedirgli. Erano assetati di risultati, di miglioramenti, erano stanchi del parlamentarismo. Salazar era l’uomo giusto al posto giusto, con il suo stile decisionale, con il suo idealismo realistico e coerente. Attenziona tutti, militari, politici e la società civile che sostiene la rivoluzione nazionale: i cattolici, i monarchici, i conservatori.

I suoi discorsi sono convincenti. Possiede un profilo politico che i militari apprezzano: competenza, distacco, autorità, sobrietà, indipendenza e eterodisciplina. Riesce a neutralizzare anche i politici di una certa destra, per esempio, i nazional-sindacalisti (vicino al falangismo spagnolo), sono incompatibili con lui. Con l’appoggio dei militari, creò le istituzioni dell’Estado Novo e vi inserì suoi collaboratori più fidati, senza nemmeno preoccuparsi delle loro convinzioni politiche. La forza e il segreto di Salazar consisteranno nel creare una solida base di sostenitori. Attenzione Salazar non ha mai voluto fondare un suo partito, anche se c’era l’Uniao Nacional. Non era un partito di massa tradizionale, era conservatore, nazionalista, cattolico e corporativista. La sua politica fu un realismo tattico, sebbene Carmona e i suoi generali, continuassero a guidare lo Stato, la vera politica espressa e praticata si concretizzò solo sotto Salazar. E così nel 1932, il generale Domingos de Oliveira gli cedette la guida del Governo. Il VI capitolo (1933: Il gioco ha nuove regole) Pinto si occupa delle idee politiche di Salazar e come li ha utilizzate per governare: Per capire occorre riferirsi a quello che stava succedendo in Europa. Con le ideologie totalitarie del Nazionalsocialismo hitleriano e del comunismo staliniano e poi del fascismo italiano. Tutti erano, scrive Nogueira, assediati dalle nuove ideologie totalitarie che promettevano di “cambiare la vita”, di “cambiare l’uomo”. Nonostante tutte le influenze esterne e interne, il regime di Salazar è, soprattutto, l’istituzionalizzazione del pensiero di un uomo sullo Stato, sulla società, sull’economia; l’attuazione del pensiero del suo fondatore e leader- Salazar. Il Nostro è un pensatore politico. Non è un filosofo politico, né un costruttore di un sistema originale di valori politici. Per comprendere, non è Hegel, non è un Marx, non è Gentile. Ma non è nemmeno un Burke o un Maurras. Non è quindi un filosofo. Ma è un pensatore con valori ben definiti e scelti: Dio, Patria e Famiglia, o, in altre parole: Religione, Nazione, Autorità, Ordine. Le sue idee politiche derivano dalla lettura attenta di pensatori a lui vicini, che suscitano il suo interesse. Gli autori cattolici: Le Play, La Tour du Pin, la democrazia cristiana dei Papi sociali (molto più “cristiana” e organica che “democratica”). Stranamente non ho trovato traccia nel testo di Nogueira della collaborazione di Salazar col pensatore svizzero Gonzague de Reynolds.

Salazar è nazionalista, ma anche conservatore, crede nell’autorità e nell’economia di mercato, basata sulla solidità della moneta e della finanza e sempre guidata dal bene pubblico. Per Salazar, la politica – che si occupa del bene pubblico, della polis, della collettività- avrà sempre la precedenza sull’economia. Ora, occupiamoci dell’identità politica del regime creato da Salazar. Si comprende meglio, considerando gli altri regimi del tempo in Europa, sia la teoria che la pratica. In tanti hanno scritto che si identifica con il fascismo. Nogueira afferma che esistono elementi significativi che indicano differenze sostanziali. Innanzitutto, l’ideale salazarista è quello di “vivere abitudinariamente”, che è in contrapposizione al “vivere pericolosamente” di Nietzsche e Mussolini. Mentre per Salazar lo Stato dev’essere forte ma non violento; quello fascista esalta la violenza in sé. La differenza tra Salazar e i fascismi sta nel fatto che per Salazar, la politica, il politico, lo Stato, non sono fini ultimi: servono a valori superiori, a cominciare dal bene del Portogallo, servono a garantire lo status quo, l’evoluzione ordinata, non a rivoluzionare. Mentre per i fascismi, non interessa preservare lo status quo: l’obiettivo è la costruzione di uno Stato ideale, perfetto o quasi perfetto, situato nel futuro e per raggiungerlo tutti i mezzi sono legittimi. Con l’Estado Novo Portugues, non si è costruita una nuova società, tantomeno un “uomo nuovo”. Salazar ha ristabilito l’ordine pubblico, ha risanato i conti pubblici, ha normalizzato la vita pubblica, tutto questo giustifica la sospensione commissariale della politica partitica durante la Dittatura nazionale. In altre parole, restituire prestigio allo Stato portoghese anche a costo delle libertà politiche. Pertanto, dal punto di vista ideologico, non possiamo definire come fascisti, i regimi perché sospendono semplicemente delle libertà politiche e la concentrazione del potere.

Nogueira denuncia la mitologia dell’antifascismo, a cui fa comodo semplificare e demonizzare. E’ facile accostare Salazar a Hitler e Mussolini, anche perché appartengono a un passato remoto e quindi la propaganda manichea ha buon gioco. Tuttavia, secondo lo scrittore portoghese sembra che l’etichetta “fascista” attribuita a Salazar, si è gradualmente indebolita, ed è emerso tra gli studiosi, un dibattito più serio intorno al regime portoghese. Soprattutto considerando la storia dei regimi degli Stati totalitari di allora: lo stato hitleriano, quello sovietico e il fascismo italiano. Bisogna fare attenzione a collocare i regimi di destra “forti”, che talvolta adottano, come “spirito del tempo”, aspetti rituali del simbolismo fascista in spettacoli di strada, eventi di propaganda e celebrazioni. Poi ci sono gli Stati liberali che restano nel campo democratico, tra cui la Gran Bretagna alleata di Salazar. Questa era la lista delle opzioni a disposizione di Salazar. A questo punto il testo descrive come è stata costruita la Nuova Costituzione a partire dal 1933. Tenendo conto, della complessa rete di radici teoriche di Salazar, influenze temporali e circostanze concrete del tempo e della situazione. Tuttavia, per Salazar la superiorità e la priorità, l’interesse rispetto ad altri, è sempre la Nazione. E’ nella Nazione che risiede la sovranità, che non è un’astrazione idealistica, Kantiana o Hegeliana. E’ la Nazione portoghese, la comunità storica concreta, con un passato di Otto secoli, con uno spirito e un’anima. Salazar con le sue radici cattoliche, governa un sistema di equilibri e di valori e principi, di controlli e contrappesi, di strumenti istituzionali e di regolamentazione esecutiva. Per il momento mi fermo, tornerò presto sull’argomento.

Torino, 1 Ottobre 2026

S. Teresa del Bambino Gesù.              DOMENICO BONVEGNA

                                                                      dbonvegna1@gmail.com

 

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