blog di mimmobonvegna
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NON BASTA METTERE UN TETTO AGLI STRANIERI A SCUOLA, OCCORRE ALTRO.

A seguito delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni riguardo del numero massimo di studenti stranieri per classe, dell’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano, e del divieto di burqa e niqab a scuola. Si è scatenata la sarabanda delle opinioni e tutti sono diventati esperti di scuola, a cominciare dai politici, per finire con i giornalisti. Possiamo dividere le opinioni in reali di buon senso e quelli non reali, piuttosto ideologici. Certamente non basta mettere un tetto del 30% di stranieri nelle classi per risolvere il problema della lingua, della didattica, dello studio delle discipline. Lo ha ben scritto Marco Lepore su lanuovabussola (Tetto a stranieri in classe: giusto, ma serve altro, 23.9.26)

“Ma se non si affronta il calo delle nascite e il problema dell’immigrazione difficilmente potranno avere effetti. Nel nostro povero Paese, da diversi anni, la scuola è diventata una delle vittime sacrificali preferite sull’altare delle ideologie. Per questo, problemi importanti che possono avere una forte ricaduta sull’educazione/formazione delle nuove generazioni, finiscono inevitabilmente nel calderone delle banalità partorite dalle parole d’ordine del mainstream, insieme alle inevitabili e strumentali contrapposizioni politiche”. Sulla questione del velo è assolutamente ragionevole: “A scuola si va a viso scoperto e in Italia nessuno, in nome di una vera o presunta tradizione, può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile. Non lo è nelle nostre strade, non lo è nelle nostre scuole”. Per quanto riguarda il numero massimo di alunni stranieri per classe, invece, occorre fare qualche riflessione in più, perché si tratta di una questione molto complessa, che non si presta a facili soluzioni. Il tutto è cominciato con l’Istituto Comprensivo “Giulio Cesare” di Mestre, dove si è verificata una fuga in massa di collaboratori scolastici e impiegati delle segreterie. La spiegazione fornita dal personale è chiara: su 102 bambini iscritti, 100 sono stranieri provenienti dal Sud est asiatico e dal Bangladesh, e in questa situazione è sempre più difficile operare, a partire dalla comunicazione con le famiglie dei bambini.

La segreteria, alla fine, è rimasta vuota, perché anche tra i nuovi assunti a livello regionale nessun nuovo candidato ha scelto l’istituto. Il problema (un problemone) della forte presenza di alunni stranieri è presente soprattutto al Nord. La questione rende decisamente più complicato il lavoro, particolarmente nelle scuole primarie e secondarie di primo grado: “Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare. Chiamare tutto questo integrazione è un’altra menzogna, una menzogna comoda per chi vive di ideologia, per chi ci fa la morale dai salotti e poi i propri figli li manda in scuole nelle quali questo problema non esiste… Un bambino – ha aggiunto la premier – deve imparare la nostra lingua, conoscere la nostra cultura, rispettare le nostre regole. È l’unico modo serio di accogliere”.

Il problema è grosso e non è a portata di mano. Ma non si risolve con l’ideologia, e con la chiusura mentale. Il limite massimo di studenti stranieri per classe lo avevano sollevato tutti in passato, perfino Mattarella, quando era ministro della Pubblica istruzione nel 1989, 90 e a quei tempi ancora non era un problema. Tuttavia, insiste Lepore, esperto di scuola de Lanuovabussola, il problema non è, in prima battuta, la scuola, “ma le dissennate politiche di immigrazione incontrollata che sono state praticate negli ultimi decenni; insieme al terrificante inverno demografico che colpisce il nostro paese, dove gli italiani non vogliono più mettere al mondo figli. Come ne usciamo…se ne usciamo?” E poi basta con le solite inutili parole d’ordine che fomentano solo polemiche: il ritorno del fascismo razzista, le neuroscienze che promettono un apprendimento migliore per tutti solo dove c’è multiculturalismo (!), l’accoglienza e l’inclusione senza limiti, il pluralismo etnico e religioso come frontiera della vera pace, etc. etc…Poi, guardando lealmente in faccia il problema per ciò che è e mettendo mano alle sue cause. Occorrono innanzitutto delle decise politiche familiari che incentivino le nascite; una attenta ed equilibrata gestione dei flussi migratori, bloccando gli sbarchi incontrollati e favorendo semmai (come spiegava il grande Cardinale Biffi) l’immigrazione di quanti condividono le nostre radici culturali e religiose; una diversa gestione delle politiche abitative delle nostre città, nelle quali si trovano ormai interi quartieri (talvolta inaccessibili…) interamente colonizzati da stranieri; leggi più severe a riguardo dell’obbligo di integrazione per chi entra nel nostro paese.

Nella scuola, invece, sarebbe necessario introdurre dei sistemi “filtro” per cui, prima di essere introdotti in una qualsiasi classe, occorre imparare bene la lingua italiana. Non si tratta né di escludere, né di ghettizzare (come accusano i politici dell’opposizione), ma di avere a cuore il bene di tutti, a partire da quello dei bambini stranieri, che inseriti in classi in cui non capiscono una parola, vivono delle situazioni di disagio terribile. La vera integrazione inizia da qui. I provvedimenti promessi dalla Premier, di fronte ad una situazione così complessa, probabilmente non otterranno grandi risultati, ma ci auguriamo almeno che mettano in moto una reazione a catena che vada a smuovere un sistema che, diversamente, ci porterà al crollo definitivo della nostra civiltà. E poi c’è tutta la questione dell’integrazione culturale ma a quali principi, quali valori, ne parliamo nel prossimo appuntamento.

Torino, 27 settembre 2026

S. Vincenzo de Paoli                a cura di Domenico Bonvegna

 

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