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IL PORTOGALLO DI SALAZAR E LA GUERRA CIVILE EUROPEA.

Un tema che appassiona maggiormente della politica salazarista è l’atteggiamento che ha tenuto lo statista portoghese di fronte alla tragedia della Guerra Civile spagnola e poi della II Guerra Mondiale. Il saggio di Jaime Nogueira Pinto, “Antonio de Oliveira Salazar. O Outro Retrato”  edito da A Esfera dos Livras (Lisboa. 2007) descrive bene la posizione politica di Salazar. L’argomento è sviluppato nel VII° Capitolo (Nel labirinto spagnolo).

Nel momento dell’insurrezione nazionalista del generale Francisco Franco, (L’Alzamiento) e dei generali spagnoli, nel 1936 esistevano “Due Spagne”, quella repubblicana dei cosiddetti “rossi”, anarco-comunisti e tutti gli altri gruppi di sinistra e i nazionalisti (la Falange, i monarchici, conservatori) Una guerra fratricida, crudele e brutale, che ha visto tra l’altro più di 7.000 religiosi uccisi, compresi tredici vescovi. Di fronte alle Due Spagne, bisognava prendere posizione e Salazar, poteva avere tutte le motivazioni per stare a guardare quello che succedeva nella vicina Spagna, l’antica nemica: “più è peggio, meglio è”. Sa che i due pericoli della Spagna per il Portogallo sono legati a due tradizioni, entrambi annessionistiche: l’imperialismo castigliano di destra e militarista, e peggio ancora il federalismo iberico di sinistra e progressista. Tuttavia, Salazar, in quel momento sapeva che il pericolo veniva dal Fronte Popolare dominato dai comunisti, anche perché l’opposizione portoghese del comunista Cunhal, flirtava in Spagna contro il governo di Lisbona. Pertanto, prese la decisione di appoggiare Franco. Del resto, non poteva essere diversamente, c’era in Portogallo una simpatia per il nazionalismo autoritario e pragmatico dei leader militari spagnoli, il loro anticomunismo, la loro posizione antipartitica e la loro difesa della Religiao Catolica. Una simpatia che si è rafforzata dopo le notizie delle violenze dei rossi contro la Chiesa cattolica risvegliarono il rifiuto e l’ostilità nelle forze nazionali e conservatrici portoghesi. A questo si aggiunge il timore di una vittoria della sinistra in Spagna che poteva mettere a repentaglio l’indipendenza del Portogallo. Naturalmente Pinto individua alcune identità simboliche dell’Estado Novo con quelle fasciste del tempo, era uno stile diffuso, a livello di propaganda e mobilitazione di massa.

Pinto la descrive come “una strumentalizzazione dell’estetica o un’estetizzazione della politica che era diffusa all’epoca: anche comunisti e socialisti l’avevano adottata, con parate di militari in uniforme, ginnasti, paramilitari, bandiere, inni e canti”. Era la militarizzazione della politica, dell’inquadramento e della mobilitazione delle masse, la grande festa totalitaria dei popoli, di Tutti. In questa sua posizione politica Salazar, secondo lo storico portoghese, mantenne la “Terza via”, cioè, tra l’appoggio discreto e la solidarietà alla Spagna franchista e quindi Berlino e Roma, (che gli consentiva di mantenere l’indipendenza nazionale) e quello di mantenersi alleato della Gran Bretagna. Una Terza via che potrebbe apparire incoerente, ma che Salazar ha spiegato in un discorso all’Assemblea Nazionale il 28 aprile 1938. Ha sottolineato la dualità peninsulare (Spagna e Portogallo) e la posizione politica realista del suo Portogallo che rimaneva un’area cruciale dell’Europa. Il realismo politico della Terza Via dello statista lusitano lo metteva al riparo di essere considerato un dittatore ideologico come quelli che stavano a Berlino e a Roma. Infatti, Salazar non si distanziò dall’Alleanza Atlantica britannica, risultando così utile alleato di Londra, che manteneva tramite Lisbona, un dialogo con Burgos, la capitale di Franco. Il 1 aprile 1939 con la vittoria nazionalista, Salazar, ribadisce che “Portogallo e Spagna sono obbligati a convivere fianco a fianco nella penisola”. Due Stati irrevocabilmente indipendenti; due nazioni unite fraternamente”.

Salazar con la sua intelligenza, il tatto e la prudenza, ha evitato di ostentare il suo appoggio all’insurrezione franchista, che poteva far sorgere conflitti con la Gran Bretagna. L’VIII° capitolo (Piccolo Paese, Grande politica: il Portogallo nella II Guerra mondiale) Il conflitto ideologico nella Guerra civile spagnola fu localizzato, nella II Guerra Mondiale, fu un conflitto tra Stati, che si conclude in conflitto ideologico trasversale. In questa guerra, il Portogallo ha seguito una logica di interesse nazionale. La strada da seguire era quella della neutralità. Del resto, il Portogallo era geograficamente estraneo al luogo del conflitto e alla sostanza delle cause. Salazar con pessimismo prevede l’irreparabilità dello scontro. Una neutralità che il Capo del Governo portoghese proclama solennemente nell’Assemblea Nazionale, sottolineando l’importanza e il rispetto per l’alleanza Anglo-portoghese, ma che non prevedeva inizialmente di partecipare al conflitto. Tramite i suoi ambasciatori Salazar monitorava l’evoluzione del conflitto e cosa pensavano i vari Paesi coinvolti. Salazar prestò particolare attenzione alle posizioni di Madrid e del Generalissimo Franco. Salazar sapeva che i due Stati si trovassero sulla stessa barca e che sarebbe stato difficile per loro agire in modo indipendente, dato il contesto geopolitico del conflitto. Se uno dei due fosse entrato in guerra, sarebbe stato difficile per il loro vicino rimanerne fuori.

Pertanto, firmarono un patto di non aggressione tra Lisbona e Madrid. Tuttavia, c’erano delle pressioni da entrambi i fronti, perché i due paesi entrassero in guerra. Pinto racconta della cosiddetta “partita a scacchi”, della Spagna di Franco per resistere alle pressioni dei tedeschi. Mentre Salazar deve convincere la Gran Bretagna con una neutralità collaborativa, sperando che sia sufficiente. La maggior preoccupazione di Salazar insieme a Churchill ed Eden è dimostrare che il Portogallo è più utile nel libero esercizio della sua sovranità su tutto il territorio continentale e insulare europeo. E soprattutto che Franco non entri nel conflitto. Alla fine, Salazar convinse Franco a non entrare. Il Portogallo è diventato il perno sia per gli inglesi che per Madrid, di essere un canale di informazioni e di dialogo. Molti furono i rifugiati in Portogallo, circa un milione, proveniente dai Paesi occupati dalla guerra e dall’invasione tedesca. Erano persone diverse che avevano paura del “Nuovo Ordine” di Hitler, o persone che volevano soltanto sfuggire ai disastri della guerra. Il Portogallo diede a loro il benvenuto. Non fu facile. Ma il governo Salazar ha ben gestito l’emergenza, il senso di solidarietà cristiana e l’umanità della maggior parte della popolazione dell’epoca furono sufficienti. Tra questi rifugiati c’era un po’ di tutto: ricchi, poveri, borghesi, principi, duchi. C’erano anche ebrei. Alcuni di questi si stabilirono per sempre qui. Alcuni usarono il Portogallo per poi trasferirsi in America. Salazar nel 1943 salvò un migliaio di ebrei ungheresi provenienti da Budapest, concedendo il visto. Una rischiosa operazione proprio nel cuore del Terzo Reich.

Alla fine della guerra le opposizioni democratiche e in particolare i comunisti, in Portogallo, strategicamente unite per rovesciare Salazar, cercarono, ricorrendo alla tecnica di associare il regime portoghese ai regimi totalitari dell’Asse, di sfruttare l’aspetto ideologico della crociata per la democrazia al fine di liquidare i regimi autoritari. Questi dovevano essere sostituiti da democrazie, ovvero da governi di democratici, di antifascisti. Si tentava di collegare il regime di Salazar a quello nazista di Hitler e a quello fascista di Mussolini, non solo sconfitti in guerra, ora oggetti di generale esecrazione. Questo tentativo di identificazione fallì, perché Londra e Washington erano ben consapevoli del ruolo di Salazar nella guerra, e sia gli ambasciatori, che molti scrittori, giornalisti, conoscevano i fatti dell’accoglienza riservata in Portogallo ai rifugiati provenienti dall’Europa occupata, tra cui 100.000 ebrei, al ruolo di Salazar nell’impedire l’ingresso della Spagna nella guerra e nella cessione di posizioni strategiche come le Azzorre. Tuttavia, il tentativo di collocare il Portogallo all’Asse non avrà successo. Alla fine, si decide di non intervenire negli affari interni portoghesi. Anzi sia gli americani che gli inglesi moltiplicano i gesti di apprezzamento per il Portogallo e il regime. Lisbona avrà tutta la rispettabilità necessaria per integrarsi nelle nuove organizzazioni internazionali del blocco occidentale come la NATO e l’EFTA. Comunque sia, le opposizioni in Portogallo continuarono nelle loro battaglie, incoraggiati dalle vittorie di Stalin e dalla comunistizzazione di tutta l’Europa orientale e dalla crescita di popolarità del comunismo negli ambienti intellettuali e giornalistici dell’Occidente libero. Che pur non essendo comunisti e incapaci di vivere sotto un regime comunista, questi intellettuali e giornalisti lodano romanticamente il comunismo e le sue virtù e presunte libertà, senza chiedersi se ciò corrisponda alla realtà. Sono gli utili idioti, scrive Nogueira Pinto. Al prossimo intervento.

Torino, 4 ottobre 2026

San Francesco.                          DOMENICO BONVEGNA

                                               dbonvegna@gmail.com

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