blog di mimmobonvegna
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IL FALLIMENTO DEL MULTICULTURALISMO CHE NON SI VUOLE RACCONTARE.

Era già successo altre volte, recentemente dopo la vittoria del Paris S. Germain per la Champion. Ma ora è peggio. Le immagini che arrivano dalla Francia sono raccapriccianti. Giusto la settimana scorsa, lo spettacolo era diverso: 80.000 giovani nello Stadio ST. Denis mobilitati per incontrare Papa Leone, belli, gioiosi, entusiasti. Oggi a Parigi 10.000 giovani, cupi, arrabbiati, violenti, mobilitati per aggredire, spaccare e distruggere! Una immagine su Fb  mi ha colpito più di tutte: una poliziotta inseguita dai manifestanti, cade e viene presa a calci.

Ridurre il tutto alla formula rassicurante: “studenti in protesta” è insufficiente oltre che fazioso. Dietro le barricate, le molotov, gli incendi, le devastazioni e gli scontri con la polizia c’è una realtà sociale spaventosa. Non è protesta. È rivolta. È disprezzo verso le istituzioni che pure li ospitano e li formano. L’immigrazione incontrollata degli ultimi decenni ha prodotto esattamente questo: quartieri dove l’integrazione è fallita, dove il rispetto per le regole è opzionale e dove la scuola non è più un luogo di elevazione ma un campo di battaglia. Non dimentichiamo i troppi professori, veri e propri “cattivi maestri” sovversivi che, invece di insegnare matematica, storia e disciplina, fanno attivismo di sinistra, giustificano la violenza, parlano di “rabbia legittima” e trasformano le aule in circoli politici. Quando gli insegnanti diventano complici ideologici invece di educatori, il risultato è sotto gli occhi di tutti: scuole devastate e ragazzi che bruciano ciò che dovrebbe formarli. Il problema è un’integrazione che non ha prodotto il risultato sperato dalla gauche caviar e dai movimenti color fucsia, cioè di tutta la sinistra francese a cominciare dal signor Macron, che doveva dimettersi da troppo tempo.

Quando non c’è appartenenza, non ci sono radici comuni, storia comune, identità con il territorio, identità di religione, responsabilità e rispetto delle regole condivise, la fine è segnata. E’ il “morbo” che sta uccidendo la Francia, afferma Paolo Gambi. Intere generazioni di studenti (?) in parte di seconda o terza generazione di Nordafricani, e in parte studenti ideologizzati dalla sinistra sta mettendo a ferro e fuoco le strade della Francia.

Questi sono i frutti dell’ideologia multiculturalista, che qui in Francia prospera, più di ogni altra parte, è il “morbo” antioccidentale. Abbiamo istruito, insegnato ai nostri giovani a odiare se stessi. A odiare le nostre democrazie, l’Occidente, a odiare la Francia. A insegnare che l’Occidente colonialista è sbagliato cattivo. Questo è il risultato. In pratica, se noi mettiamo nella testa dei giovani queste idee, il risultato non può che essere odio contro di noi stessi. E’ quello che ancora è più grave che questi ragazzi sono di origine nordafricane che non si sono integrati per niente, e questo ci dice una cosa: il totale fallimento delle politiche di integrazione che sono state fatte dalla sinistra francese. La Nouvelle Vague meticcia cresciuta nelle banlieau francesi appare intrappolata tra marginalità, conflitto identitario, rabbia sociale, nessuna volontà di volersi integrare e una crescente distanza dalle istituzioni.

E quando a questa frattura si aggiunge la mobilitazione di gruppi radicali e antagonisti, come “France insoumise”, partito di estrema sinistra, il risultato può diventare esplosivo: la scuola smette di essere il luogo dove costruire un futuro e diventa uno dei terreni di scontro. C’è quindi una evidente responsabilità di quella quota di adulti che soffiano sul fuoco. Quella classe docente che dovrebbe trasmettere conoscenze, metodo e senso civico, ma si è trasformata, dagli anni 70’ in avanti, in un’estensione della militanza politica estrema. La lezione vale anche per l’Italia. Il dissenso politico è legittimo. La protesta pure. Ma quando ogni provvedimento governativo diventa un pretesto per mobilitare gli studenti e l’aula viene trasformata in una piazza politica, la scuola smette di educare alla libertà di giudizio e comincia a educare al conformismo ideologico, all’indottrinamento. Oggi, Saint-Denis, Marsiglia e Parigi, domani Milano, Bologna e Roma? Non è soltanto una questione di ordine pubblico. Ma anche il risultato di anni di politiche di integrazione errate, di vomitevoli speculazioni elettorali e politiche immigrazioniste scellerate verso chi non ha alcuna intenzione di radicarsi.

Torino 2 Ottobre 2026

ss. Angeli Custodi                  DOMENICO BONVEGNA

                                               dbonvegna1@gmail.com

                                                          

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