Voci per un "DIZIONARIO del PENSIERO FORTE" per COMBATTERE la BUONA BATTAGLIA…
E la sinistra nostrana, ovviamente, esulta sui social per questa fuga indegna. Sono gli stessi che non hanno mai trovato il tempo di condannare senza ambiguità i massacri del 7 ottobre, che sfilano con chi brucia le bandiere occidentali e che oggi festeggiano l’isolamento dell’unica democrazia della regione”. Il centrodestra non ha dubbi su dove stare: noi stiamo con la civiltà, con il diritto di esistere di Israele e contro i fanatici del terrore. Chi scappa dalle aule dimostra solo da che parte ha deciso di piegarsi. Ho letto con interesse il discorso integrale di Benjamin Netanyahu all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Dovreste farlo anche voi prima di blaterare di palestinismo e di flottiglie per comprendere che la verità è molto più complessa delle vostre banali dozzinali semplificazioni. Una vera e propria lezione di Netanyahu alle Nazioni Unite: Israele vincerà, non ha altra scelta. Prima ancora di cominciare, Benjamin Netanyahu guarda i posti che si stanno svuotando nell’aula dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Non aspetta: «Se in quest’aula ci sono altri codardi morali che non se ne sono ancora andati, vi prego di farlo adesso». Netanyahu non è venuto a New York per cercare mediazioni. È venuto per difendere tre anni di guerra, rivendicare le vittorie militari di Israele e rispondere, una per una, alle accuse rivolte al suo governo. Inizia con l’Iran e ricorda la famosa linea rossa tracciata all’Onu quattordici anni fa contro il programma nucleare di Teheran e rivendica gli attacchi agli impianti iraniani. Ringrazia Donald Trump e sostiene che Israele, colpendo l’Iran, abbia difeso anche molti dei Paesi che ora lo contestano.
Hamas, Hezbollah, Houthi, Iran, milizie irachene e siriane, terrorismo palestinese in Cisgiordania. Netanyahu conta sette fronti. “Si sono coalizzati tutti contro di noi per cancellarci dalla faccia della Terra […] Cercano di ucciderci con migliaia di attentati ogni anno. Prendono di mira famiglie, famiglie pacifiche che percorrono le strade in automobile. Sparano contro donne incinte. Sparano contro intere famiglie. Naturalmente, nulla di tutto questo trova spazio sulla stampa internazionale o sui social media. Nulla. Assolutamente nulla. Quello di cui parlano, invece, è un gruppetto di giovani delinquenti, circa 150, che vanno in giro a lanciare pietre, ad abbattere ulivi. A volte appiccano anche degli incendi. Non lo sopporto. Non tollererò che qualcuno si faccia giustizia da sé. Siamo uno Stato di diritto. Per questo abbiamo messo lo Shin Bet alle loro calcagna. Ma è questo che chiamano “violenza dei coloni”. E il numero delle vittime in un anno? Forse due o tre. Nell’intero periodo di cui si sta discutendo, forse due o tre morti, a fronte delle migliaia di attacchi terroristici contro i coloni pacifici, persone rispettabili, persone che rispettano la legge. Che distorsione della realtà! È un’ossessione”. Rivendica di avere decapitato la leadership di Hamas ed Hezbollah e drasticamente ridotto la capacità militare dei nemici di Israele. Mentre per quanto riguarda l’esercito israeliano: “rendo omaggio al coraggio dei nostri valorosi soldati: ebrei, cristiani, drusi, musulmani. L’esercito più morale del mondo, le Forze di difesa israeliane.
Per tre anni, i nostri coraggiosi soldati hanno combattuto valorosamente una guerra su sette fronti. Ma questa guerra ha un ottavo fronte. È la guerra per la verità. Si combatte sui media di tutto il mondo e, nella sua forma più insidiosa, sui social media. Diversi Paesi stranieri hanno speso miliardi e miliardi di dollari per diffondere menzogne sul mio Paese. Il primo a farlo è stato il Qatar. Decenni fa ha cominciato a finanziare massicciamente le università americane e organi di informazione tossici come Al Jazeera. A proposito, hanno fatto lo stesso anche in Europa. E il loro obiettivo era chiaro: fare il lavaggio del cervello ai giovani affinché odiassero Israele, odiassero l’America, odiassero l’Occidente. È lo stesso Qatar che ospita i macellai di Hamas responsabili del 7 ottobre”. Netanyahu attacca Qatar e Turchia, accusa Recep Tayyip Erdoğan di sostenere Hamas e riserva parole durissime contro il sindaco di New York Zohran Mamdani. Soprattutto respinge l’accusa che pesa più di tutte sulla guerra di Gaza. Il genocidio, dice, è «la più grande menzogna del secolo». Israele sostiene di aver adottato misure straordinarie per limitare le vittime civili e accusa Hamas di combattere utilizzando la popolazione come scudo umano. “Ci vorrà tempo per sconfiggere le menzogne. Ci vorrà tempo perché il mondo riconosca ciò che è così evidente: che Hamas usa i civili palestinesi come scudi umani; che usa ospedali, scuole e moschee come centri di comando terroristici; che ha rubato gran parte del cibo che abbiamo fatto entrare a Gaza. E mentre Hamas ha fatto tutto il possibile per mantenere i civili palestinesi in pericolo, spesso sotto la minaccia delle armi, Israele ha fatto tutto il possibile per portarli al sicuro”. Continua Netanyahu nella sua accorata relazione, “Abbiamo inviato milioni di SMS per avvertire i civili di abbandonare le zone di combattimento. Abbiamo effettuato milioni di telefonate. Abbiamo lanciato milioni di volantini. Voglio farvi alcune domande. Quale regime genocida somministra un milione di vaccinazioni contro la poliomielite alla popolazione nemica? Quale regime genocida consente la distribuzione di due milioni di tonnellate di cibo a Gaza? È una tonnellata per ogni persona”. Dall’altra parte resta il prezzo spaventoso della guerra. Oltre 73mila palestinesi sono stati uccisi dall’inizio dell’offensiva israeliana, secondo le autorità sanitarie di Gaza, che nel conteggio complessivo non distinguono tra civili e combattenti. Netanyahu non arretra di un centimetro.
Rivendica Israele come democrazia assediata, invita gli ebrei di tutto il mondo a «tenere la testa alta. Siate orgogliosi! Abbiate fiducia in voi stessi! Non lasciatevi intimidire. Alzatevi in piedi! e accusa una parte dell’Europa occidentale di avere scelto l’acquiescenza davanti all’islamismo radicale. “Molti nel mondo libero hanno paura di difendere la libertà. E io chiedo loro: quale futuro vi riserva questo comportamento? Che cosa vi riserverà il mondo? Una fratellanza delle democrazie? Oppure i Fratelli Musulmani? Quanto tempo vi ci vorrà per capire che questi jihadisti fanatici stanno soffocando le vostre vie navigabili, le vostre forniture energetiche, la linfa vitale delle vostre economie?” Infine, torna all’Iran e prevede la caduta del regime degli ayatollah e si rivolge direttamente al popolo iraniano, al quale promette che arriverà il giorno della libertà.
È un discorso costruito intorno a una sola idea: Israele, nella lettura di Netanyahu, non combatte una guerra per conquistare territori, ma una battaglia per la propria esistenza. Tuttavia, lungo quasi tutto l’intervento, resta sullo sfondo una domanda decisiva. Che cosa viene dopo? Infine, Netanyahu si è rivolto a chi manifestava fuori del palazzo. “Ai manifestanti là fuori, ai delegati ipocriti che hanno abbandonato quest’aula, chiedo: dove eravate quando i tiranni iraniani massacravano e mutilavano decine di migliaia di civili iraniani disarmati? Quando massacravano e mutilavano migliaia di loro stessi cittadini? Dove eravate? Avete organizzato manifestazioni di massa? Scioperi della fame? Avete protestato davanti alla missione iraniana presso le Nazioni Unite? Avete alzato la voce, peraltro, in difesa dei cristiani perseguitati in Iran e in tutto il Medio Oriente? No. No, non l’avete fatto, perché siete falsi difensori dei diritti umani”. E i cristiani, sapete che il loro numero sta precipitando ovunque in Medio Oriente, dove vengono perseguitati e vessati, tranne che in un luogo: il mio Paese, Israele, dove la comunità cristiana cresce, prospera e ha successo”. In effetti, non avete protestato nemmeno quando abbiamo lasciato Betlemme. Era sotto il nostro controllo. Era cristiana all’80-90 per cento, poi l’abbiamo consegnata all’Autorità Palestinese e oggi è musulmana all’80-90 per cento. Tutti i cristiani sono stati cacciati. Avete protestato per questo? Ne avete parlato? Niente”.