L’Associazione “Identità e Radici” guidata da Raffaele Marascio ha concluso l’attività dell’anno associativo con la presentazione del libro, “L’Eredità politica di Giovanni Paolo II” di Domenico Bonvegna. Nella calda e afosa serata del 23 di ieri sera presso la sede dell’Associazione in via Borgosesia, dopo l’introduzione di Marascio che è anche consigliere della IV Circoscrizione di zona di Torino per Fratelli d’Italia, ha preso la parola Bonvegna.
Nell’introduzione Marascio ha sottolineato ha brevemente posto l’attenzione sull’attuale anomala situazione politica in Polonia con un governo europeista di sinistra e con un presidente della Repubblica conservatore che rispecchia certamente la maggioranza dei polacchi, fortemente conservatrice che non si lascia scalfire dai dogmi dell’accoglienza ad ogni costo e dal politicamente corretto. Ancora oggi la figura di Papa Wojtyla può essere utile non solo per il riscatto politico e religioso della Polonia ma anche di tutta l’Europa, visto l’attuale conflitto russo-ucraino che tocca da vicino la Polonia che è stata accogliente col popolo ucraino in difficoltà. Domenico Bonvegna ha iniziato il suo intervento ponendo all’attenzione dell’attento pubblico, la significativa visita della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla Casa Museo dedicata a Giovanni Paolo II al Pontifico Collegio polacco di Roma. In quell’occasione la premier aveva detto: “Questo museo è uno scrigno di fede, spiritualità, amore. Qui sono impresse le “orme” di un uomo normale ed eccezionale allo stesso tempo, che ha toccato la mia vita e a cui ho affidato il mio cammino. Custodirò l’emozione di questa visita, unguento per l’anima e balsamo per il cuore». Bonvegna ha spiegato il perché ha dato il titolo di “L’Eredità politica” al libro sul Papa polacco.
Gli è stato suggerito da un articolo apparso sul settimanale conservatore Il Domenicale. Naturalmente poi per la costante attenzione “politica” di Karol Wojtyla sui Paesi della cosiddetta “Cortina di ferro”. Naturalmente non è la politica elettorale a cui fa riferimento Bonvegna. Lo studio di Bonvegna è frutto della lettura e lo studio di una serie di libri e riviste che hanno composto una articolata antologia sui passaggi più importanti del lungo Pontificato di san Giovanni Paolo II.
Torino, 24 giugno 2026 a cura di “Identità e Radici”.
Pubblichiamo la relazione rielaborata della presentazione del Libro da parte dell’autore.
I venticinque capitoli del testo non devono scoraggiare il lettore perché sono sostanzialmente brevi. Pertanto, parafrasando il Papa, “Non abbiate paura!”. Bonvegna ha intenzionalmente indicato cosa intendeva Wojtyla per Democrazia, non quella della mera maggioranza, ma quella che rispetta la Verità sull’uomo. Anche il Terzo Reich tedesco era composto da persone che avevano raggiunto il potere per via democratiche. Wojtyla era lontano dal canonizzare il sistema democratico. L’aborto, uno sterminio legalizzato, è deciso dai parlamenti eletti democraticamente. L’Italia diventa subito la “seconda patria” di Wojtyla che desidera far parte della sua grande ricchezza storica. E’ il Paese più importante del mondo e il Papa non voleva che i cristiani rinunciassero a interpretare un forte ruolo sociale. Wojtyla prende sul serio il suo essere “vescovo di Roma”, da quando è stato eletto diventa pure lui romano. Aveva ben presente che qui era stato martirizzato e crocifisso Pietro.
Ed anche Giovanni Paolo II ha rischiato di essere assassinato a Roma. Era “convinto che il paese dovesse fondarsi sulla sua identità di fede, da molti secoli fattore fondante della nazione, senza avere vergogna, nel rispetto pieno della laicità e della democrazia”. Fin dall’inizio del suo Pontificato, “stimola un cattolicesimo di popolo”. Giovanni Paolo II è stato il Papa più visibile della Storia, ha detto il suo più grande biografo l’americano George Weigel nel monumentale libro, “Testimone della speranza”, di ben 1200 pagine. Bonvegna ha ricordato gli ultimi anni da Cardinale a Cracovia prima di diventare Papa. E’ stato pubblicato un interessante libro, “Discorsi al popolo di Dio 1976-1978”, pubblicato dal CSEO di Bologna. Naturalmente notevole importanza viene data ai due viaggi del Papa in Polonia. Giugno 1979: I Nove giorni che cambiarono il mondo. Era il primo Papa che metteva piede in un Paese comunista. L’Europa e il mondo erano ancora spezzato in due: Usa e Urss. “Giovanni Paolo II attraversa il Paese seminando libertà […]”. Quest’uomo ora Papa, minacciava alle fondamenta l’intero edificio comunista. Infatti, i sovietici, avevano afferrato la gravità del rischio per il sistema comunista di una elezione di un Papa polacco. Andropov telefonò al responsabile del KGB a Varsavia per chiedergli come avesse potuto permettere che un cittadino di un Paese comunista fosse eletto Papa. In pratica, in quei nove giorni, Giovanni Paolo II, ha gettato le basi per la rivoluzione sociale e politica della Polonia. Era scoppiata la rivoluzione dello spirito. Naturalmente ci riferiamo al movimento operaio di Solidarnosc di Lech Walesa. Così Giovanni Paolo II diventa l’uomo da eliminare, “è diventato un simbolo ingombrante per tutti i poteri politici […]”.
In pratica, Wojtyla, è il Papa che ha sconfitto la menzogna comunista con la forza della Verità. Giuseppe Prezzolini, anarchico conservatore, sul Papa polacco scrisse: “se mi domandassero quale sia il maggiore uomo politico del mondo attuale, ebbene, direi: il Papa Giovanni Paolo II”. La figura di Giovanni Paolo II ancora non è conosciuta o studiata abbastanza neanche dai cattolici. Innanzitutto, la sua visione sociopolitica, quella che riguarda la Dottrina Sociale della Chiesa, negli aspetti che lo hanno visto protagonista nelle battaglie sociali, culturali e politiche, prima da vescovo e poi da Papa. Un libro di Bernard Lecomte, “La verità prevarrà sempre sulla menzogna. Come Papa Giovanni Paolo II ha sconfitto il comunismo” (Mursia, 1982), purtroppo non più ripubblicato, potrebbe essere un’ottima sintesi per capire come hanno fatto i popoli dell’Est a riacquistare la libertà. E’ una rivoluzione silenziosa, guidata, per certi versi, dal Papa slavo. I protagonisti, sono i cosiddetti dissidenti sia polacchi, ma anche quelli cechi, romeni, russi. C’è un filo rosso che li lega insieme come scrive Rod Dreher nel suo libro, “L’Opzione Benedetto”. E’ una controrivoluzione non violenta: Giovanni Paolo II è l’artefice della liberazione “incruenta” dal comunismo nell’Est Europa. E l’Europa per Wojtyla è stato un tema sempre presente. Qualcuno lo ha definito, il “Primate” d’Europa, un titolo mai attribuito ufficialmente ad un Papa, ma di fatto lui l’ha svolto come guida. “Quasi mille”, sono i suoi interventi dedicati all’Europa. Da Santiago de Compostela gridava: “Europa ritrova te stessa. Sii te stessa. Riscopri le tue origini. Ravviva le tue radici. Torna a vivere i valori autentici che hanno reso gloriosa la tua storia e benefica la tua presenza sugli altri continenti”. Ma l’Europa laicista non ha voluto ascoltare il suo grido di riconoscere le radici cristiane. L’Europa masochista che sta morendo, che si sta suicidando che odia se stessa, come diceva bene Benedetto XVI. Mi devo avviare alla conclusione. Se no faccio un altro saggio. Segnalo qualche capitolo: “La Polonia nella Storia Europea”. E’ stato pubblicato in occasione della GMG di Cracovia, dal governo polacco quando era presidente Andrzej Duda, un libretto, “Guida alla Storia della Polonia”.
Mi preme sottolineare due battaglie che hanno visto protagonisti il popolo polacco: la vittoria della coalizione cristiana guida dal re polacco Jan Sobieski di Vienna 1683 contro i turchi e quella della Vistola nel 1920 contro l’Armata Rossa sovietica guidata dal generale Jozef Pilsudski. Il capitolo delle Giornate della Gioventù (GMG) e “Molti dissero se n’è andato il mio Papa”. Qui propongo due libri scritti da due donne. Wojtyla è più vicino alle donne, è il Papa più femminista, come bene scrive una femminista doc, Maria Antonietta Macciocchi. Gli ultimi capitoli, nelle mie presentazioni li ho definiti, più intriganti, perché riguardano i retroscena del tentato assassinio del Papa in Piazza S. Pietro il 13 maggio 1981. Il Papa entra nel “Mistero di Fatima”. Mi avvalgo dei libri di Marco Invernizzi, del giudice Ferdinando Imposimato e degli articoli dell’amico giornalista polacco Wlodzimierz Redzoich.
Torino, 24 giugno 2026
Festa della Natività di
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Giovanni Battista. DOMENICO BONVEGNA
dbonvegna1@gmail.com
servizio fotografico…forse troppo…vistoso…



