CONOSCERE L’IMMENSO MAGISTERO DI SAN GIOVANNI PAOLO II.

INTRODUZIONE AL MAGISTERO DI SAN GIOVANNI PAOLO II.

In oltre un quarto di secolo abbiamo visto operare Giovanni Paolo II, un grande pontefice venuto da lontano, che si è imposto all’attenzione di tutti, ben oltre i confini della Chiesa. “Nessuna personalità di livello mondiale è rimasta nel cuore della gente come il Papa polacco. Nessuno ha inciso più di lui, non solo sulla vita della Chiesa, ma anche su quella della società”. Così si esprime padre Livio Fanzaga, nella prefazione al libro di Marco Invernizzi, San Giovanni Paolo II. Un’introduzione al suo Magistero, Sugarcoedizioni (2014 Milano).

Un libro nato soprattutto ai microfoni di Radio Maria da cui settimanalmente, dal 1989 alla morte di papa Wojtyla nel 2005, Invernizzi ha intrattenuto gli ascoltatori presentando loro le encicliche, le esortazioni apostoliche e i principali discorsi del Papa venuto dall’Est. Il testo della Sugarcoedizioni è un ottimo sussidio per coloro che vogliono accostarsi al Magistero di San Giovanni Paolo II. “Attraverso Radio Maria, Marco Invernizzi ha potuto presentare sistematicamente i passi di questo straordinario pontificato, – scrive padre Livio –commentandone gli insegnamenti nel dialogo con gli ascoltatori, sforzandosi di cogliere la portata storica – per il mondo e per la Chiesa – di una presenza eccezionale e collocandola nel misterioso disegno di Dio, che cammina con noi fino alla fine del mondo”.

Molto si è scritto sulla personalità poliedrica del pontefice polacco, sulla grandezza umana di Papa Wojtyla, tuttavia, durante il mio lungo itinerario di studio dei numerosi libri sulla sua figura, più volte ho pensato che la sua vita straordinaria poteva e potesse offrire molti contributi a tutti gli uomini e donne che intendono spendersi nell‘attività sociopolitica per il bene comune del proprio Paese .

Il libro di Marco riesce a fare sintesi dello straordinario e ricco Magistero di Giovanni Paolo II, i tantissimi discorsi, le Catechesi del mercoledì, le Encicliche, le Esortazioni apostoliche, le Costituzioni apostoliche e le Lettere apostoliche, un insegnamento durato ventisette anni di pontificato che non è ancora abbastanza conosciuto, studiato e assimilato dai credenti. Il testo di Invernizzi non è una biografia sul Papa, anche se l’autore ha dovuto tenere conto di alcuni avvenimenti della vita del Pontefice, di quegli accadimenti epocali che sono stati troppo significativi anche per comprendere il suo insegnamento, come l’attentato alla vita del Papa nel 1981, la caduta del Muro di Berlino nel 1989, il “passaggio” del Millennio nell’anno 2000.

Molti sono gli aspetti del suo pontificato che rimarranno impressi nell’opinione pubblica più degli atti del suo Magistero. Ricordiamo le “giornate di Assisi”, il grande significato apostolico che Giovanni Paolo II ha voluto attribuire ai suoi numerosi viaggi nel mondo, a cominciare da quello nella sua amata Patria polacca nel giugno del 1979, in tutti questi viaggi il Papa ha sottolineato le caratteristiche di una Chiesa missionaria che “offre” il Vangelo a tutti i popoli.

Ancora da ricordare l’istituzione delle Giornate mondiali della gioventù per promuovere un incontro “personalizzato” e diretto con i giovani. E poi l’apoteosi di devozione, che tutti hanno potuto costatare prima e durante i suoi funerali, nell’aprile del 2005. Ma “l’apparente sostegno universale che ha accompagnato la sua morte e la sua canonizzazione -scrive Invernizzi – non deve far dimenticare le critiche, che ci sono state e rimangono nei confronti del suo pontificato”. Chi ha osteggiato Giovanni Paolo II sono stati principalmente teologi e intellettuali che hanno espresso pubblicamente il loro dissenso.“L’accusa è quella di avere ‘fermato’ lo sviluppo della Chiesa negli anni dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) e di avere inserito quest’ultimo nell’alveo della tradizione ecclesiale, legandolo ai suoi documenti e nascondendo così la dimensione di evento epocale e rinnovatore dell’assise”.

Questi intellettuali sono affetti dal pensiero ideologico moderno che “divide” la storia in un “prima” (il passato) assolutamente negativo,- è la Chiesa prima del Vaticano II- e un “dopo” certamente positivo, sempre necessariamente migliore del passato. Scrive Invernizzi a proposito di questi intellettuali critici di papa Wojtyla: “Sono frange di intellettuali con molte possibilità di scrivere sui media e d’insegnare nelle università, ma che hanno perduto il contatto con la gente reale, quella che frequenta i santuari, le parrocchie, i movimenti e le associazioni, che riescono a penetrare nella vita sociale suscitando significative conversioni. E’ la gente – per esempio – che ascolta Radio Maria e vuole bene al Papa anche se non ha studiato teologia”. Pertanto secondo Invernizzi, “uno dei risultati più significativi del pontificato di Giovanni Paolo II consiste proprio nella perdita d’influenza e soprattutto di audience da parte di questa schiera di intellettuali progressisti”.

Ma oltre ai progressisti, le critiche a Giovanni Paolo II arrivano anche dal mondo cosiddetto tradizionalista, specialmente quelle della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il cui fondatore, mons. Marcel Lefebvre (1905-1991) è stato scomunicato durante il pontificato di Giovanni Paolo II per aver consacrato quattro vescovi contro la volontà del Papa. Le accuse dei tradizionalisti al Papa sono l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la libertà religiosa, ma spesso per Invernizzi, c’è anche e soprattutto incomprensione e ignoranza del Magistero di Wojtyla.

Questi pensano che la Chiesa ha cominciato a “sbandare” a causa del Vaticano II, e per questo dovrebbe essere messo da parte, se non addirittura sconfessarlo. In pratica questi tradizionalisti non sono disposti a seguire gli ultimi pontefici nel loro tentativo di guidare la Chiesa in una “riforma nella continuità”, come ha ribadito Benedetto XVI il 22 dicembre 2005.

“Costoro partono dalla reale constatazione dell’aggressione subita dalla Chiesa nella modernità e dalla crisi interna che ne è derivata, ma non si fidano del Magistero pontificio e delle indicazioni fornite dai Papi in questo lungo periodo e perciò fanno fatica a seguire il Pontefice polacco (…)” Peraltro Giovanni Paolo II nel suo testamento ha lasciato scritto che si sente debitore allo Spirito Santo per il grande dono del Concilio Vaticano II, ed è convinto che le generazioni future attingeranno per lungo tempo alle “ricchezze che questo Concilio del XX secolo ci ha elargito”. Pertanto il Papa nel suo testamento desidera, “affidare questo grande patrimonio a tutti coloro che sono e saranno in futuro chiamati a realizzarlo”.

Un auspicio molto attuale, per questo Marco Invernizzi si augura che i credenti tengano viva la memoria e il ricordo del Magistero di San Giovanni Paolo II. Il suo libro pubblicato nell’aprile scorso da Sugarcoedizioni, vuole essere un piccolo contributo in questa direzione.

Rozzano MI, 5 giugno 2014

S. Bonifacio, vescovo                                                                DOMENICO BONVEGNA

                                                                                         domenico_bonvegna@libero.it

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