PREPARARE UOMINI, APOSTOLI PER LA “BUONA BATTAGLIA”.

 

A chi chiedeva a San Pio X cos’era più importante fare per migliorare le sorti della Chiesa e della società in quel momento storico. La risposta del grande pontefice era di preparare un buon gruppo di laici ben formati per operare nella società e portare gli uomini e le donne a Cristo.

Infatti nell’enciclica,“Il fermo proposito”, insegnava che la soluzione si trova solo in “schiere elette di cattolici, che si propongono appunto di riunire insieme tutte le loro forze vive, a fine di combattere con ogni mezzo giusto e legale la civiltà anticristiana: riparare per ogni modo i disordini gravissimi che da quella derivano; ricondurre Gesù Cristo nella famiglia, nella scuola, nella società[…]”

Per essere ancora più chiari, il fondatore di Alleanza Cattolica, Giovanni Cantoni, scrive: “è necessario preparare uomini 1)dotarli di buona e incontaminata dottrina; 2)formarli anzitutto come lottatori spirituali; 3) esercitarli poi a innestarsi sulla spontanea ma non autonoma reazione popolare[…]” ( Saggio introduttivo: “L’Italia tra Rivoluzione e Controrivoluzione”, Cristianità, 1977).

Questi laici che operano seguendo il Magistero della Chiesa devono “essere coraggiosi nel proporre il messaggio evangelico – scrive Brichetti Messori nel suo testo “Credere per vivere”, Sugarcoedizioni (2007) – non fermandosi di fronte alle difficoltà, al conformismo che può farci apparire fuori moda, al pericolo di non essere accettati o qualche volta perfino irrisi. Sereni, dobbiamo proporre con costanza e tenacia la nostra testimonianza ma imparando al contempo ad essere davvero miti. Per questo non dobbiamo mai cercare di fare qualcosa che possa apparire una aggressione, una imposizione o una mancanza di rispetto verso chi la pensa in modo diverso dal nostro”.

Tuttavia in questi momenti difficili, l’apostolo cristiano non deve cadere nell’errore dello “zelo eccessivo e preoccupato che spesso si trasforma poi in scoraggiamento”. Il nostro operare deve tenere conto di due certezze: la prima è che “ogni uomo ha bisogno di Dio anche se non lo ammette. “[…]anche quest’uomo moderno così concentrato su di sé, spesso così arrogante, talvolta così deviante dalla morale cristiana è egli pure alla ricerca di un amore assoluto che solo in Dio può trovare”. La seconda certezza per la Messori, “è che Dio accompagna sempre e in ogni istante il nostro lavoro apostolico. E che se noi non lo rinneghiamo davanti agli uomini, diluendo il suo messaggio di salvezza fino a renderlo insipido, egli opererà oggi come allora per le vie di Palestina, come agli inizi della Chiesa quando la fede degli apostoli, testimoni diretti della sua morte e risurrezione era così grande da operare miracoli”.

Le forme di apostolato possono essere diverse, varie e originali, come sono i carismi che ispira gli uomini. Certamente bisogna utilizzare tutti gli strumenti che la nuova tecnologia ci mette a disposizione, come la rete di internet, ricordandosi però che occorre sempre privilegiare il rapporto personale. Lo Spirito Santo, ci suggerirà, caso per caso, ciò che è meglio fare. Indubbiamente bisogna prediligere la “mitezza e pazienza, la testimonianza di una fede matura e serena”. Ma anche quando occorre precisare alcuni aspetti della dottrina e della morale, bisogna essere fermi, perseveranti e resistenti ad ogni attacco. “Credere in Dio, non dobbiamo mai dimenticarlo, non è un nostro merito ma un dono. Per questo non dobbiamo ‘pretendere’ che gli altri lo abbiano ma solo testimoniare e pregare perchè anche coloro che ci sono vicini lo ottengano”.

Nella seconda parte del libro, l’autrice, presenta il percorso spirituale noto come “la piccola via”di S. Teresa di Gesù Bambino, S. Teresina, come spesso viene chiamata, per distinguerla dalla grande mistica S. Teresa d’Avila. Poi si sofferma sul significato della preghiera, che non è optional della vita del cristiano, riservato in alcuni momenti particolari, ma una costante, una trama che tutta l’attraversa.

Seguono le riflessioni sulla bellezza della liturgia e poi sull’importanza della riscoperta del digiuno, che deve essere fatto nell’umiltà, senza ostentazione. La Messori si occupa anche delle devozioni, citando un Direttorio su pietà popolare e liturgia, che appare a cinquant’anni quasi dai documenti conciliari. Qui si critica certi atteggiamenti pericolosi quali “l’abbandono manifesto e sbrigativo di forme di pietà ereditate dal passato”, in nome di una presunta ‘purità della fede’. Forse per la Messori, si è concluso quel furore iconoclasta, di certi preti progressisti, che aveva portato a smontare altari, a relegare in sacrestia o in cantina, statue dei santi, i lumini o le candele.

Il Direttorio,“sottolinea l’esigenza di salvaguardare le ricchezze della pietà popolare – scrive la Messori – perché esse non sono, se correttamente intese, sintomo di una fede deviata o impura, quanto piuttosto una espressione del sentire profondo maturato dai credenti in un dato spazio e tempo”. A questo punto il libro procede con una rivisitazione di alcune delle principali devozioni che per secoli hanno alimentato la vita cristiana e che non possono che essere assai utili anche a noi. La Via Crucis, è tra i pii esercizi più amati dai fedeli, essa ha alle spalle una lunga storia, che si rifà ai pellegrinaggi in Terra Santa fin dall’Alto Medioevo. Recentemente ha trovato spazio tra i cristiani, una nuova forma di devozione, la Via Lucis. Una devozione semplice sono le giaculatorie, dal latino jaculum, che significa “freccia”, la giaculatoria, rappresenta“un dardo che il cuore umano lancia verso il cielo”.

E’ interessante rivisitare correttamente la nostra devozione agli angeli, messaggeri e cooperatori di Dio. Gli angeli sono costantemente presenti. Ordinati in nove cori gerarchici: Serafini, Cherubini Troni, Dominazioni, Virtù, Potenze, Principati, Arcangeli, Angeli. E’ verità di fede che ognuno di noi ha un angelo custode che ha il compito preciso di proteggerne la salute fisica e spirituale, facendosi mediatore della luce e della grazia divine che discendono dall’alto e che sono la vita dell’uomo”.

Sono stati devotissimi degli angeli, S. Bernardo, S. Ignazio di Loyola, S. Giovanni Bosco, Escrivà de Balaguer. E poi ci sono i giganti nella fede, i Santi nostri amici, nostri mediatori. “Il cristianesimo è la religione della mediazione per eccellenza”. Numerosissima e sempre crescente, è la schiera dei santi. In loro troviamo uno straordinario campionario di umanità, una ricchezza incredibile di carismi che ci consente di vedere quanti possibili modi ci siano di realizzare con pienezza la nostra umanità e insieme rendere gloria a Dio.

Grande importanza viene data anche al culto delle reliquie, anche questo ha una lunga storia alle spalle. I protestanti l’hanno contestato e volevano eliminarlo, però in fin dei conti, così facendo si “buttava l’acqua con il bambino”, che invece era e rimane prezioso. Alla fine del capitolo si indaga sull’efficacia terapeutica, molto cara al popolo cristiano: il pellegrinaggio. E’ una pratica molto diffusa, presente in tutte le regioni italiane e straniere. Si tra di un vero e proprio “viaggio sacro”, un itinerario di guarigione globale. Certo i cristiani si recano dal medico per essere guariti. “Ma spesso, contemporaneamente, intraprendono un pellegrinaggio, cioè si recano con la totalità del loro essere, dei loro bisogni, delle loro aspirazioni in quel luogo sacro dal quale sperano illuminazione, protezione, guarigione. Essi, infatti, intuiscono che solo Dio, il creatore e vivificatore, colui che scruta davvero le reni e il cuore di ciascuno può aiutarli fino in fondo”.

Forse è opportuno ancora esporre altri argomenti che il testo presenta ai lettori, come quello che il cristianesimo non è un moralismo.

IL CRISTIANESIMO NON E’ UN MORALISMO.

C’è un pericolo in agguato, quando si parla di etica, quell’insieme di norme destinate a regolare la vita degli uomini nei rapporti con se stessi, con gli altri, con la società. Il pericolo è quello che le leggi di uno Stato, che dovrebbero colpire i comportamenti esterni, si proiettano per“raggiungere quel livello più profondo che attiene la coscienza di ciascuno”.

Lo Stato che fa questo diventa pericoloso: uno Stato etico, sostituto di Dio, che spesso coincide con lo Stato di Polizia e che finisce inevitabilmente per limitare la libertà dei singoli, ottenendo spesso gli effetti contrari a quelli che ci si proponeva”. E’ un tema che viene affrontato da Rosanna Brichetti Messori, in “Credere per vivere”, Sugarcoedizione (2007), dove fa qualche esempio storico di Stato etico, come il “regime giacobino nato dalla Rivoluzione francese che voleva instaurare una nuova moralità fatta di libertè, egalitè, fraternitè e che rovesciò le promesse in un inenarrabile terrore. Ma, ancor prima. La Ginevra di Calvino, che il famoso riformatore cercò di trasformare in una città in cui il peccato veniva considerato un reato”.

Aggiungerei anche un altro esempio, quello degli anabattisti di Munster, dove tra il 1534 e il 1535, fu instaurato il “Regno di Sion”, un anno di follie, di psicosi collettiva e di terrore diffuso, dove tutto veniva regolato per legge da Bockelson, un santone-re, un ex sarto. Si poteva essere decapitati per futili motivi. Tra le tante leggi draconiane, era prevista, “La pena di morte per tutte le donne che rifiutino la poligamia […]”. Le decapitazioni avvenivano ogni giorno, fino a che il Regno assediato dovette arrendersi per fame. Su questo argomento, consiglio di leggere un ottimo libro che ho letto negli anni 70′, “Il Re degli Anabattisti” di Friedrick Reck-Malleczewen, Rusconi editore (1971), che dovrebbe essere letto e studiato nelle nostre scuole.

C’è un altro pericolo, osserva la Messori nel suo libro, quello di “trasformare il cristianesimo in un moralismo”. Come può accadere questo? “[…]ogni volta che quelle norme che la Chiesa, attingendo al Vangelo, ci propone come regola di vita, vengono da noi vissute per abitudine, per tradizione, per adeguamento al costume dominante in un dato ambiente, con un rispetto formale e non con una vera partecipazione interiore, con una adesione sincera e profonda”. In questo caso, il cristiano non agisce “per seguire davvero quella via che è al contempo verità e vita che Gesù ci ha insegnato- e che è lui stesso, la sua persona eternamente vivente e operante – , ma guardiamo alla fede soprattutto come a un sistema di norme ecclesiali spesso percepite come un peso da rispettare con fatica quando non con fastidio”. Il cristianesimo così viene trasformato in moralismo, per la Messori diventa,“una sorta di gabbia ideologica che racchiude e limita profondamente l’essere umano, restringendolo in un orizzonte soffocante”. In questo modo il Vangelo, Gesù sulla croce, la sua redenzione e resurrezione restano lontane e inoperanti. Proprio come avveniva “a quei farisei in Palestina che, scrupolosi osservanti della legge ma poco aperti al Dio vivo, non sapevano riconoscere il Messia”.

Tutta la Tradizione della Chiesa, ha sempre creduto che “o la morale si aggancia strettamente alla fede o finisce prima o poi per diventare moralismo”. Nello stesso tempo occorre riflettere sul momento storico che stiamo vivendo, sicuramente difficile per il cristiano, c’è il mondo occidentale che si è progressivamente allontanato dalla morale evangelica, che per secoli, magari formalmente, veniva osservata dalla maggioranza. Al cristiano oggi non è facile resistere alla nuova etica” laica che propone “divorzi, aborti, eutanasie, matrimoni omosessuali e quant’altro[…]lo si poteva fare in epoca di cristianità dove i valori cristiani erano generalmente condivisi, anche se magari non amati. Ma non oggi”.

Tuttavia per la Messori, è bene che i cattolici oggi si battano perché i valori cristiani perdurano anche all’interno delle leggi dello Stato, perchè le leggi contrarie alla morale cristiana, fanno costume e il male si diffonde. Ma nello stesso tempo occorre spingere alla riflessione sui temi etici agganciandoli al diritto naturale, per trovare un terreno d’intesa anche con chi non è cristiano o addirittura non credente.

E tra i temi etici da agganciare al diritto naturale c’è sicuramente il divorzio, l’aborto e l’eutanasia. Anche se ormai la mentalità laicista è maggioritaria su questi temi, ed ha contagiato molti credenti, bisogna fare di tutto per cambiare questa cultura di morte, come veniva chiamata da San Giovanni Paolo II.

E’ probabile che le proposte della Chiesa su questi temi siano impopolari, ma per la Messori si possono osservare soltanto se i cristiani presentano “il valore salvifico della croce nella vita di ognuno e dalla certezza che il percorso che tiene conto della verità del Calvario è una via che porta non ad una vita triste e oppressa, limitata nella sua libertà ma, al contrario, alla vera realizzazione umana”.

Anche se occorre tenere sempre presente che ci sono le conseguenze del peccato originale, che rendono confusi la nostra mente e il nostro cuore. Cosicchè, giungiamo spesso a scambiare il male per il bene, a credere che ciò che viene proibito dalla Chiesa sia frutto di una chiusura che impedisce uno sviluppo in senso moderno della persona umana”.

Sappiamo bene come i paladini della “cultura di morte” siano riusciti a ribaltare ogni concetto logico su ciò che è bene o male per la persona umana. Lo vediamo in questi giorni con la questione delle unioni civili del ddl Cirinnà. Il testo della Messori esamina appunto quali sono le nefaste prospettive laiciste su questi temi etici. Interessante infine l’ultima sezione del libro dedicata alla Vergine Madre di Dio, Maria, porta e colonna della fede cristiana.

S. Teresa di Riva ME, 6 gennaio 2016

Epifania di Nostro Signore Gesù Cristo.                          Domenico Bonvegna

                                                                                                       domenico_bonvegna@libero.it

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