“MOTU PROPRIO” “SUMMORUM PONTIFICUM”. LA MESSA ANTICA

A S.TERESA di Riva, (ME) UN EVENTO RELIGIOSO E CULTURALE STRAORDINARIO.

Alla fine dell’estate prima di ripartire per Milano ho fatto in tempo a partecipare a un grande evento religioso e culturale che non posso non raccontare: all’evento è stato dato il titolo Motu Proprio”, “Summorum Pontificum”; si tratta del documento che papa Benedetto XVI ha pubblicato nel 2007 che estende la facoltà di celebrare la S. Messa nella forma precedente la riforma liturgica del 1970.

Sono stati due giorni, il 27 e il 28 agosto, all’insegna della liturgia e della Messa dell’Antico Rito Romano, in lingua latina, presso la Parrocchia S. Maria di Portosalvo a S. Teresa di Riva (Me). Un “regalo” inaspettato, e di questo bisogna ringraziare il giovane sacerdote padre Roberto Romeo, che ha avuto l’idea coraggiosa, come lui stesso l’ha definita, di celebrare la Messa dell’Antico rito romano (probabilmente la 1 volta a S. Teresa dopo 40 anni) e di ospitare don Nicola Bux, docente di teologia orientale, noto liturgista e stimato consultore del Papa presso la Santa Sede e nello stesso tempo autore di numerosi studi, il più recente, Come andare a messa senza perdere la fede, edito da Piemme.

Il convegno, il 1° nella Diocesi di Messina, tenutosi nel salone della parrocchia, alla presenza di un numeroso pubblico, tra cui tre sacerdoti, viene presentato da padre Roberto e successivamente interviene don Nicola Bux sul “Motu Proprio” di Benedetto XVI. Per l’occasione è stata presentata insieme al libro di don Bux, l’opera di Padre Roberto Romeo“Alle fonti del diritto liturgico orientale. Il Tuttikon dell’Archimandridato del SS Salvatore di Messina. (XII secolo)”, la quale è stata egregiamente valorizzata da un relatore d’eccezione, monsignor Eugenio Foti. A questo riguardo sia monsignor Foti che don Bux hanno fatto notare che padre Roberto essendo uno studioso del rito bizantino può apprezzare meglio rispetto ad altri sacerdoti, il rito romano antico.

In seguito la serata si è concentrata sul discusso Motu Proprio. Bux ha spiegato il motivo per il quale Benedetto XVI ha voluto scrivere l’importante documento, ricordando quanto scriveva nel Discorso ai Vescovi francesi del 14 settembre 2008: Il culto liturgico è l’espressione più alta della vita sacerdotale ed episcopale, come anche dell’insegnamento catechetico. Nel ‘Motu Proprio’ Summorum Pontificum sono stato portato a precisare le condizioni di esercizio di tale compito, in ciò che concerne la possibilità di usare tanto il messale del Beato Giovanni XXIII quanto quello di Paolo VI. Alcuni frutti di queste nuove disposizioni si sono già manifestati, e io spero che l’indispensabile pacificazione degli spiriti sia, per grazia di Dio, in via di realizzarsi”.

Il Santo Padre ha fatto un gesto emblematico, prendendo un’iniziativa personale. E siccome il Papa è anche un insigne teologo e grande studioso della Sacra Scrittura, si è chiesto: è mai possibile che noi dobbiamo relegare nel museo una ricchezza così straordinaria come l’Antico Rito Romano? Certamente non è roba da museo diocesano. Del resto, ha affermato don Nicola, il Santo Padre ha girato il mondo anche prima di diventare Papa, e dovunque veniva chiamato si è accorto che molti fedeli non avevano smesso di celebrare la Messa con il rito romano antico. Il rito nuovo scaturito dal Concilio Vaticano II, di sicuro non aveva sostituito quello antico. Del resto il Papa sosteneva che Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso”.

Ormai dopo il documento pontificio si è fatta strada l’idea che il rito antico non è mai stato abolito. Per il religioso barese questo aspetto, è importante sottolinearlo, perché alcuni pensano che si sia trattato di una fissazione del Papa. Don Nicola invece sostiene che i papi agiscono ascoltando anche i fedeli e in questo caso Benedetto XVI ha avuto ragione perché ci sono intere comunità e parrocchie che celebrano la messa di rito antico. Riguardo a ciò, racconta la sua recente esperienza presso la Basilica Collegiata di Biancavilla, strapiena di fedeli, soprattutto di giovani, con una messa celebrata non da un prete, ma da tre preti giovani. Pertanto ha sottolineato don Bux, non si tratta di vecchi nostalgici del tradizionalismo, da ancien regime. Anche se è opportuno chiarire che certamente è un diritto dei fedeli poter accedere alla Messa dell’antico rito romano, ma “esso però dev’essere vissuto non in un clima di ‘rivendicazione sindacale’ ma nella prospettiva del bene comune della Chiesa e dell’ordine che a esso intrinsecamente appartiene (Cfr 1 Cor.14,40; 11,16) (Don Pietro Cantoni, Il “Motu Proprio””Summorum Pontificum” di Papa Benedetto XVI e l’ermeneutica della continuità, Cristianità, n.343-344 settembre-dicembre 2007)

Benedetto XVI come afferma don Nicola, nonostante abbia 84 anni ha lo spirito di un giovanotto e non è un fossile che non cambia mai idea. Don Bux ha sottolineato la lungimiranza del Papa, che ha accolto questo movimento di riscoperta del sacro e del latino, presente in tutta Europa. Si tratta di un nuovo movimento liturgico, basta cliccare sul web per scoprire una miriade di siti sulla messa in latino. Qualcuno potrebbe obiettare, ma a che cosa serve la lingua latina? Aiuta a conservare meglio il significato dei termini che le lingue parlate erodono, e trasformano. Don Bux fa l’esempio di una messa celebrata a Lourdes, dove abitualmente capita che viene celebrata contemporaneamente in 4 o 5 lingue e in pratica il fedele non capisce nulla. Perché non celebrarla in latino, si domanda don Bux, così tutti capiscono, basta avere un libretto bilingue. Don Nicola con grande meraviglia, ribadisce che dopo il 2007, sono proprio i giovani che chiedono di celebrare la Messa antica, sfatando la leggenda che li caratterizza come apatici e disinteressati alle cose religiose.

 Una Messa antica ma amata dai giovani: non è un paradosso? Per lui no, che gira per l’Italia e all’estero per celebrazioni e conferenze, ed è convinto che il rito antico si diffonde sempre più proprio tra i più giovani. Loro, il problema del latino non se lo pongono. A mio parere ciò è dovuto al fatto che i ragazzi si approcciano alla fede ricercando il senso del Mistero, e lo trovano in maniera evidente nella Messa celebrata in forma straordinaria. Il ritorno al rito tradizionale non è secondario per la fede: esso favorisce in una dimensione verticale l’incontro con Dio in un mondo contemporaneo in cui lo sguardo dell’uomo è ripiegato su se stesso e sulla dimensione materiale dell’esistenza. In questo senso ha favorito una sorta di “contagio” spirituale benefico”. Questo aspetto è un vero segno dei tempi, che non è venuto fuori da qualche piano pastorale, ma probabilmente dallo Spirito Santo, che secondo don Nicola muove tutto.

L’uomo di oggi ha un forte bisogno di sacro, non ne può più della secolarizzazione che tra l’altro ha prodotto la crisi economica. Persino la liturgia oggi parla più dell’uomo che di Dio. Il sacerdote ha tolto il tabernacolo dal centro per mettere se stesso. Il prete che dà le spalle al tabernacolo è un vero e proprio obbrobrio per don Bux e suggerisce al sacerdote di collocarsi a sinistra o a destra dell’altare. Per il sacerdote barese ormai nella Chiesa si è diffusa la secolarizzazione della liturgia: ci siamo messi al posto del Signore. Così facendo invece di riempire le chiese le abbiamo svuotate.

Don Bux sollecitato da una domanda del pubblico, ha affrontato la scabrosa questione della comunione tra le mani, che ha aperto una serie di abusi, e a questo proposito egli auspica un ritorno alla sana consuetudine di riceverla sulla lingua e in ginocchio, del resto per il compianto beato cardinale Schuster, noi siamo soprattutto degli adoratori. Tutti abbiamo visto i due milioni di giovani adorare il Santissimo alla recente Gmg di Madrid. Alla fine ho fatto anch’io il mio breve intervento con lo scopo di integrare quanto brillantemente aveva detto don Bux e ho citato un mio articolo, La Messa come Dio comanda, pubblicato l’anno scorso, in cui trattavo argomenti dibattuti nella serata, in particolare facevo riferimento al libro di Camillo LangoneGuida alla messa, edito da Mondadori e citavo soltanto quello di don Bux.

La “due giorni” si è conclusa nella mattinata di domenica 28 agosto con la S. Messa solenne in rito romano antico (latino) celebrata da don Nicola Bux. (Per chi è interessato ad ascoltare e vedere il convegno e la S. Messa li trova sul sito www.innovationtv.it e www.parrocchiaportosalvo.it).

 

S. Teresa di Riva ME, 30 agosto 2011

Festa del Beato Ildefonso Schuster                                                   DOMENICO BONVEGNA

                                                                                                            

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