IL FUTURO DEL MONDO CHE VOGLIONO PREPARARCI QUELLI DEL “BURNING MAN” E I “POTERI FORTI”.

 

Qualche anno fa scrivevo che la povera gente è costretta a convivere con la crisi economica e magari protesta per un posto di lavoro e i governi mandano l’esercito per placare le proteste. Ma nello stesso tempo ci sono i ricchi, i potenti, gli imprenditori, quelli che fanno parte dei “Poteri Forti”, si sollazzano con altre amenità…come il “Burning Man Festival” nel deserto del Nevada, negli Usa…

E se i poveri lavoratori devono affrontare questa dura realtà i potenti del mondo si dilettano con altre realtà. Il 30 settembre 2014 pubblicato su “LaNuovaBussolaquotidiana.it”, per la firma del professore Massimo Introvigne, “Sesso, droga e new age. I poteri forti sono a nudo”. Il professore ci intrattiene sulla partecipazione degli imprenditori più potenti del mondo come i fondatori e padroni di Google, Larry Page e Sergev Brin, e i loro omologhi di Facebook, Mark Zuckerberger, e di Amazon, Jeff Bezos, più altri imprenditori di primissimo piano a una grande riunione, che non è più quella classica della Commissione Trilaterale, del Bilderberg, del Forum di Davos.

Ma si sono ritrovati alla fine di agosto in un deserto americano in mezzo a cinquantamila hippie maleodoranti e mezzi nudi. In pratica hanno partecipato nel deserto di Black Rock nel Nevada al “Burning Man Festival, Festival dell’Uomo che Brucia”. Qui alla temperatura di 50 gradi in una zona isolata dove non funzionano né internet né i cellulari, per una settimana si radunano oltre cinquantamila persone che vivono allo stato primitivo, selvatico, loro amano dire libero. “Sul Festival dell’Uomo che Brucia – scrive Introvigne – sono stati ormai pubblicati diversi studi accademici, che hanno insistito sulle sue due radici. La prima è il movimento delle «zone temporaneamente autonome» (Taz, Temporary autonomous zones), lanciato dal poeta anarchico americano Hakim Bey, pseudonimo di Peter Lamborn Wilson, nato nel 1945. Wilson, o se preferite Bey, propugnava la creazione di spazidestinati a durare per qualche giorno o settimanain cui non vi fossero leggi e non potesse entrare la polizia, dove ciascuno potesse fare letteralmente tutto quello che gli passava per la testa. Secondo l’ideologia anarchica, in queste zone tutto sarebbe andato per il meglio e le persone si sarebbero regolate da sole in modo allegro e felice”.

Peraltro Wilson è un uomo di cultura, uno dei maggiori studiosi di Gabriele D’Annunzio (1863-1938): sostiene che lo Stato Libero di Fiume guidato dal poeta italiano nel 1920 è stata la prima Taz, e fa notare che la sua costituzione è stata la prima al mondo a legalizzare l’omosessualità, il nudismo e l’uso delle droghe.

Il problema è che Wilson propugna per le Taz non solo la libera omosessualità ma anche la libera pedofilia. Per Introvigne, “La sua collaborazione con la Nambla (North American Man/Boy Love Association), la maggiore associazione americana che promuove la libertà di pedofilia, lo ha reso una figura controversa anche negli ambienti anarchici: sì, anche il medio anarchico qualche volta scopre di avere una coscienza”.

Per chi è interessato c’è un ottimo studio uscito sulla rivista “Cristianità” (n.361, luglio-sett. 2011) dal titolo, “L’impresa di Fiume avanguardia della Rivoluzione Culturale”, di Salvatore Calasso.
Ritornando all’idea di Taz, è stata rilanciata con successo da un artista di San Francisco, Larry Harvey, che ha inventato il Burning Man Festival, infarcendolo di meditazioni e rituali di tipo New Age e neo-pagano, ispirati alle popolazioni native americane, “Questi rituali – la seconda radice del Burning Man – dovrebbero rendere tutti più tranquilli e più buoni, ed evitare derive sgradevoli specie nel settore delicato della pedofilia”.
Al raduno partecipano artisti più o meno di talento, tra una meditazione e l’altra, viene fatto bruciare un fantoccio di uomo e anche opere d’arte prodotte apposta. In pratica nel Nevada i cinquantamila passano una settimana di “vita alternativa, da Taz appunto, che ricorda vagamente Woodstock e altri concerti e raduni hippie degli anni 1960.

Vale la pena riportare per intero le parole di Introvigne, “Ci sono la droga che scorre a fiumi, la nudità e accoppiamenti di tutti i generi: ma saggiamente Harvey, conoscendo le derive pedofile del movimento Taz, vieta o almeno sconsiglia fortemente la presenza di bambini. C’è la possibilità di sperimentare una società anarchica o, se si vuole, perfettamente comunista dove non c’è proprietà privata – non si può vendere nulla, solo donare o scambiare, e non ci sono case, si dorme nel deserto o nella tenda che ognuno è riuscito a portarsi in uno zaino -, non c’è famiglia – lo spirito del festival favorisce piuttosto gli accoppiamenti effimeri e liberi, in tutte le direzioni – e non c’è religione, perché comunque la si pensi tocca partecipare ai rituali più svariati, anche contraddittori tra loro.
Abolite la religione, la famiglia e la proprietà si è pronti per assorbire un vero e proprio bombardamento di ideologia relativista. Come spiega Harvey, l’Uomo che Brucia insegna la filosofia «postmoderna» che sembra complicatissima ma in fondo è molto semplice: non ci sono verità, ma solo esperienze, le dottrine dividono, i rituali uniscono purché non trasmettano una dottrina, ma solo l’idea secondo cui tutte le credenze sono di ugual valore.

L’Uomo – l’uomo maschio, il padre, che comunque merita di bruciare un po’ di più della donna o dell’omosessuale – scompare nel fuoco ogni anno per ricordare a tutti che nessuna identità è permanente né dura nel tempo. Una delle più belle costruzioni del festival è il Tempio, realizzato da scultori e architetti di notevoli capacità  – per chi apprezza il genere – e ogni anno dedicato a una diversa religione, spesso inventata o fantastica. Ebbene: per bello che sia, anche il tempio brucia, perché la presunta verità non dura più di una settimana, la religione che è vera quest’anno sarà falsa l’anno prossimo. Ma niente paura: ci sarà un altro tempio più grande e più bello, poi daremo fuoco anche a quello, e così via all’infinito.

Forse i nuovi hippie non conoscono Friedrich Engels, il cofondatore con Karl Marx del Partito Comunista, ma il Burning Man mette in scena il suo motto: «tutto quello che esiste merita di morire».

Tirando le somme tutto questo che il professore Introvigne ha ben descritto nell’articolo, si chiama “dittatura del relativismo”, all’ennesima potenza”. In pratica è quello che ha scritto e sostenuto Joseph Ratzinger, prima da cardinale e poi da papa. “Ribadendo la condanna cattolica della massoneria, spiegava che le logge non hanno nemmeno bisogno d’insegnare il relativismo a parole: per trasmetterlo, basta «la forza del rituale». Pensiamo a quanto più forte è il rituale dell’Uomo che Brucia, proposto a persone già poste in uno stato alterato di coscienza e di eccitazione dal caldo del deserto, dalla droga, dagli eccessi sessuali.

Due generazioni fa, i poteri forti si ritrovavano nelle logge massoniche più tradizionali. L’avvocato Giovanni Agnelli spiegò, esagerando, che in loggia rischiava ormai d’incontrare il suo barbiere, e la sua generazione preferiva i vari Bilderberg. Oggi i padroni di Google, di Facebook, di Amazon, che esercitano un controllo sulle nostre vite infinitamente più capillare dei “padroni delle ferriere” di un tempo, si ritrovano all’Uomo che Brucia”.
Un ultima puntualizzazione marginale, pare che i vip non si mescolano veramente “con gli hippie o ex hippie, i quali non si lavano, sudano ed emanano cattivo odore – per non parlare del fatto, svelato da qualche giornalista curioso che è andato a vedere di persona, che non tutto al Burning Man è pace e amore, si moltiplicano le violenze carnali, le overdose e anche i suicidi.

No, i padroni del mondo vanno dall’Uomo che Brucia in aereo privato, e lì dormono in tende di lusso con aria condizionata, camerieri e cuochi stellati. Pagano 25.000 dollari, non il normale biglietto d’ingresso di trecento, anche se dentro le tende trovano le più belle modelle, e modelli, con i tempi che corrono, di New York che, vedi caso, il biglietto a quattro zeri non lo hanno pagato. Ma ci sono tanti modi per pagare. Però – lasciamo al New York Times la responsabilità di queste affermazioni – si dice che la droga corra anche nelle tende di superlusso, e certamente i signori di Internet partecipano con entusiasmo ai roghi delle statue e dei templi e manifestano il loro assenso ovattate delle logge e dei Bilderberg al carnaio di corpi nudi, drogati e non troppo puliti dell’Uomo che Brucia ci fa capire tante cose su quello che sta succedendo nel mondo: e sul futuro che questi signori vogliono prepararci.

Rozzano MI, 30 settembre 2014
S. Girolamo dottore                                           DOMENICO BONVEGNA
 domenico_bonvegna@libero.it

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