I LUOGHI COMUNI SU DON MILANI.

Bugie e luoghi comuni sul cattocomunismo di don Milani.

Leggo sul quotidiano La Verità del 12 novembre, che il 30 novembre prossimo si svolgerà un convegno a Bergamo dal titolo “Da Barbiana a Bibbiano“, ed è subito polemica, appena è apparsa la locandina sui social, sono intervenute diverse associazioni, il presidente della Regione Toscana e perfino il vescovo di Firenze per protestare contro l’accostamento di Bibbiano all’opera di Barbiana. E’ inaccettabile che la figura di don Milani venga strumentalizzata per miseri scopi di propaganda politica, è questo in sintesi il commento di chi critica il convegno. Gli organizzatori del Convegno sono convinti che ci sia un filo rosso che lega i vari metodi di affido e di trattamento dei bambini di Bibbiano, la comunità del Forteto in Toscana, all’ideologia scaturita dall’esperienza di Barbiana. Sono andato a leggermi altri giornali e mi sembra che gli autori del Convegno non intendono infangare l’opera di don MILANI, che è stato uno straordinario sacerdote ed educatore, ma l’uso distorto che ne ha fatto la sinistra in tutti questi anni. Il riferimento è al “donmilanismo”, l’ldeologia che è nata dopo la morte del sacerdote. E pare che proprio a questa ideologia secondo gli organizzatori fanno riferimento il personale coinvolto negli scandali di Bibbiano e del Forteto, centri che tra l’altro sono finiti sotto la lente dei magistrati e che proprio in questi giorni c’è stata la condanna definitiva del tribunale per maltrattamenti e violenza sessuale su minori nei riguardi del principale accusato che guidava la comunità del Forteto.   

 

Ripropongo un interessante volumetto che rende giustizia a un uomo di Chiesa, a un sacerdote, a un un educatore. Si tratta della discussa figura di don Lorenzo Milani. Il libro è scritto da Alessandro Mazzerelli, Parole eterne del mio amico don Lorenzo MilaniProfeta di Barbiana”, edito da Il Cerchio (2010).

 Questo libro è una importantissima testimonianza di prima mano: l’Autore conosce don Milani nel 1966 e subito i due concordano su tutto; il Priore di Barbiana, già molto sofferente, gli fa promettere di non tradire ‘mai e poi mai’ la comune aspirazione alla Terza Via, fornendolo di clamorose profezie (…) Scomparso don Milani, Mazzerelli assiste sconcertato al tradimento e al capovolgimento delle idee del Priore, trasformato in una sorta di grottesco ideologo del catto-comunismo, una frode culturale e politica oggi finalmente quasi del tutto battuta”.

Resta emblematica una frase di don Milani sulle caratteristiche dell’ideologia comunista: il comunismo è la mediazione e l’organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire, a una classe dirigente parassitaria e brutale, la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi”.

A dieci anni dalla morte di don Milani, il Priore di Barbiana viene ricordato dal settimanale comunista Rinascita” come un prete proletario che si ribellava alla crudeltà della Chiesa. Certamente don Milani, fu un prete difficile – scrive Mazzerelli, criticando il servizio – ma fu tuttavia un prete cattolico fedelissimo al suo stato, che se contestava duramente gli errori della sua Chiesa, lo faceva perché le voleva bene”L’articolo scritto da Della Mea, intendeva far apparire don Milani come prete comunista” che voleva il compromesso storico dei cattolici con il Pci di Berlinguer. Niente di tutto questo, Mazzerelli nel suo libro dimostra che la vita di don Milani, è stata contraddistinta da una lotta generosissima e coraggiosa per la verità e la chiarezza, eterne nemiche di ogni compromesso, di ogni tradimento e di ogni ‘sciacallo’”

A proposito della fedeltà e del rifiuto di ogni compromesso di don Milani, si legge nel bellissimo libro di Neera FallaciDalla parte dell’ultimo. Vita del prete Lorenzo Milani”il vero ed unico segreto di Barbiana: Non si riuscirà mai a trovare in me la più piccola disubbidienza proprio perché, prima di ogni altra cosa, mi premono i sacramenti. E nessuno riuscirà a farmi disubbidire. Il primo ordine che il vescovo mi dà, se lui mi sospendesse ecettera, io mi arrendo immediatamente. Rinuncio alle mie idee. Delle mie idee non m’importa nulla. Perchè io nella Chiesa ci sto per i sacramenti, non per le mie idee”.

Don Milani fu un educatore, un insegnante, viene ricordato soprattutto per i suoi discutibili metodi educativi, per la sua scuola di Barbiana. In quegli anni sessanta cercò di strappare i giovani ai vari circoli comunisti della sua terra, la Toscana. E’ inutile – pensava il giovane profeta – far concorrenza alle case del Popolo con balli e i filmini parrocchiali, la nostra ‘concorrenza’ dovrà essere prima la scuola e poi la dottrina. Noi preti dobbiamo insegnare a parlare, a leggere un giornale a far di conto, poi saranno loro a chiederci le lezioni di ‘dottrina cristiana’, perché senza la fede siamo mezzi uomini, non si sa da dove si viene, non si sa da dove si va...

Insomma il Cappellano voleva mettere in piedi una parrocchia che fosse a servizio di una fede adulta, non voleva  mettere in discussione nessun dogma, anzi, era un fedelissimo che portò con gran dignità la sua tonaca, mai con cravatta e giacchetta dissimulò il suo sacerdozio, celebrò la Messa sempre in latino e in chiesa nessuno vide mai i tamburelli e a nessuno permise gli applausi…Anzi, un altissimo prelato, come ha ricordato Alfio Krancic, autorevole vignettista, ebbe ad affermare che il profeta: ‘non si sarebbe riconosciuto in buona parte delle riforme, che sono impropriamente scaturite dal Concilio Vaticano II’.

Nonostante questa fosse la realtà di Barbiana, la classe dirigente comunista, inventò un prete popolare e democratico”, per facilitare e portare avanti il ‘compromesso fra le grandi forze popolari’, con l’apporto degli ‘utili idioti’ democristiani o quelli che si dicevano ‘cristiani per il socialismo’Un amico su facebook mi precisava che la sinistra impossessandosi di don Milani gli ha fatto dire cose che lui non ha mai detto, pertanto sarebbe utile combattere l’ideologia del don milanismo”, tra l’altro, è quello che sostiene la Paola Mastrocola nel suo Togliamo il disturbo”.

L’autore del libro a pagina 32 dà conto del Decalogo Solidale o di Barbiana”, un documento formulato dal Profeta insieme a Mazzerelli, essendo allora responsabile del movimento giovanile Forza del Popolo”una specie di accordo per la buona politica. Si tratta di concetti semplici che per certi versi sembrerebbero simili al programma grillino che imperversa in questi giorni, anche se Mazzerelli non la pensa così. Si va dal divieto di ricoprire più di una carica pubblica, di rimanere più di due volte alla stessa carica pubblica. Divieto della pubblicità personale dei candidati a qualsiasi carica pubblica. Divieto di ricoprire una carica pubblica e una di Movimento, in maniera da consentire all’organizzazione politica il controllo sull’operato degli eletti.

Divieto di costituire correnti o gruppi di potere. Divieto di aprire uffici per la promozione del clientelismo. L’obbligo della dichiarazione annuale, pubblica e giurata, di tutti i redditi e di tutte le proprietà da parte degli amministratori pubblici. Irreprensibilità morale nella vita pubblica e privata. Predisposizione della lista dei candidati, a qualunque carica pubblica, mediante una ‘scala dei meriti’. Infine il decimo punto del Decalogo, esercitare la Politica come servizio, evitando qualsiasi contrasto personale con gli altri servitori.

Don Milani era convinto della realizzabilità del Decalogo: alla fine l’umanità si avvicinerà a quel decalogo per forza. O quello o la barbarie. Ma prima, a seguito di terribile catastrofi che riguarderanno i due terzi dell’umanità, torneremo ad un nuovo neo corporativismo cristiano”. Intanto don Milani categoricamente intima a Mazzerelli di non tradirlo: qualunque cosa accada, non mi tradire” e pare che ci sia riuscito con l’invenzione di tre movimenti che si rifanno tutti al decalogo. Infatti l’autore del libro oltre a guidare la “Forza del Popolo”, è stato fondatore e direttore della rivista Il Solidale ed è tuttora direttore della rivista Autonomia Toscana.

Rozzano MI, 19 marzo 2013

Festa di S. Giuseppe                      DOMENICO BONVEGNA

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2 commenti su “I LUOGHI COMUNI SU DON MILANI.

    • mimmobonvegna il said:

      Grazie per i complimenti, non sono un esperto del “donmilanismo”, ho conosciuto qualcosa nell’ambiente scolastico, essendo insegnante, poi ho letto qualche articolo qua e là.

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