CHI HA PAURA DEL PRESEPE…

IL PRESEPIO OVUNQUE POSSIBILE. Papa Francesco dedica una lettera apostolica al presepe che è ricorda un ottimo strumento di evangelizzazione. “Non abbiate paura” sembra ripetere il Papa, usando le parole inaugurali del pontificato di san Giovanni Paolo II…MANIFESTATE LA VOSTRA IDENTITA’ ANCHE ATTRAVERSO L’ESPOSIZIONE DEL PRESEPIO.

 

Certo con la pubblicazione della lettera di papa Francesco, tutte le polemiche all’interno del mondo cattolico dovrebbero essere definitivamente sepolte per sempre, anche se qualche chiarimento ancora è necessario. Pertanto ritengo utile pubblicare questo mio intervento di qualche anno fa….

Da qualche anno si ripete il solito stupido e ridicolo disegno di cancellare le nostre tradizioni natalizie, in particolare quello più caratteristico: il presepe. Non mancano presidi o insegnanti che con una grande dose provocatoria, impediscono ai propri studenti anche a quelli non cattolici, di poter conoscere quel messaggio universale di pace che è il Santo Natale. Per la verità a cancellare totalmente il Natale ci aveva pensato Erode, con il suo metodo radicale, ora ci provano in tanti modi i fautori del “multiculturalismo”, della “libertà”, della “democrazia”, alla fine la scusa è quella di non “offendere” lo “zero-virgola” di alunni islamici presenti nelle scuole.

E per un dirigente scolastico, un insegnante o un sindaco che escono alla scoperto, quanti sono quelli che agiscono in sordina? Tuttavia, il problema, in verità non viene creato da chi ha altre fedi religiose, ma da quei laicisti che non ne hanno affatto e usano come alibi il rispetto dei non-cristiani e la paura degli attentati terroristici.

Anche se c’è qualche inaspettato buon segnale da parte di “laici” come Massimo Gramellini che dalla prima pagina di Repubblica difende con decisione il canto “Tu scendi dalle stelle”; o con Vittorio Sgarbi che in una trasmissione proclama l’umanità nuova nata da quel Bambino e augura “Buon Natale a tutti voi che non siete nati il giorno in cui è nato Gesù Cristo, ma dovete a Gesù Cristo la vostra libertà, la bellezza, l’indipendenza della donna, tutto…”

In pratica cancellando le nostre tradizioni natalizie stiamo censurando il nostro modo di essere e di vivere, pensando di educare i nostri ragazzi alla tolleranza. Di questo passo arriveremo ad abolire Dante, Manzoni, i dipinti dei grandi artisti, i musei, le chiese ricche di statue e di affreschi, città intere che in ogni edificio, non solo religioso ma anche pubblico, parlano di fede. Finiremo per censurarli tutti, ma così certamente non saremo più colti, più intelligenti, né più accoglienti, soltanto più aridi e infelici.

Stiamo esagerando? Ma non ci sono stati presidi e insegnanti che hanno proibito ai ragazzi di visitare mostre come quella di Chagall, quello del famoso crocifisso bianco. Magari sarà meglio vedere la mostra di Firenze dove il crocifisso è in un barattolo di urina.

Quali sono i motivi per cui occorre spogliarsi delle nostre tradizioni, dei nostri segni? Forse per favorire il “dialogo” (parola-talismano dell’Occidente liquido) con i lontani, in questo caso, gli islamici? Non credo che riusciamo a dialogare meglio rendendoci nudi, attaccandoci a “niente”, soprattutto di fronte al credente in Maometto, erede consapevole di una grande religione come l’islam. Anzi è probabile che ci disprezzerà perchè ci siamo spogliati della nostra fede, della nostra cultura. E’ una pia illusione credere che gli islamici si possano convertire alla nostra cultura occidentale, impregnata di relativismo religioso, libertà sessuale, edonismo, aborto, disordine familiare, omosessualismo, ideologia del gender e tanto altro.

O forse pensiamo di corrompere o di integrare i musulmani, con il sex-shopping olandese, o il “nulla” dei Paesi del Nord Europa, ex protestanti, che ormai si sono adagiati su un paganesimo vissuto.

Non sarà forse che il problema siamo noi e non i diversi? E’ proprio così “Siamo noi che non sappiamo rendere ragione del bimbo nella mangiatoria”, scriveva l’informatore parrocchiale di Santa Maria delle Grazie al Naviglio in Milano.

Probabilmente siamo un popolo che non ha più nulla da raccontare che non ha qualcosa di caro da difendere. Peraltro solo un popolo sa essere accogliente, altrimenti si diventa solo tolleranti. Essere tolleranti non è positivo, si tollera qualcosa che si sopporta a fatica, qualcosa che potrebbe essere spiacevole, dannosa, mal sopportata. Infatti,“si tollera chi ci sta vicino, sino a quando non ci dà troppo fastidio. Invece, il cristianesimo ci educa ad accogliere”. Naturalmente, però, chi accoglie l’altro deve amare le sue differenze, per quello che è, ma nello stesso tempo non si deve vergognare di se stesso. Dunque no alla tolleranza, si al rispetto degli altri.

E’ vero, il problema siamo noi, e non solo i cristiani, semplici fedeli, ma anche qualche prelato come il vescovo di Padova, monsignor Cipolla, che intervenendo sul caso del preside di Rozzano, volendo forse andare controcorrente, l’ha sparata grossa, invitandoci a fare “un passo indietro” sulle nostre tradizioni natalizie (leggi presepio), per mantenere la pace, l‘amicizia e la fraternità con i lontani.

A questo proposito sono interessanti le domande con piglio polemico poste sul quotidiano online LaNuovaBQ.it da un lettore al vescovo della città di sant’Antonio. Fino a che punto dovremo fare dei passi indietro sulle nostre tradizioni religiose? Si è chiesto questo lettore.

Faccio qualche esempio: dovremmo fare passi indietro rispetto alla processione del Corpus Domini oppure alle processioni dell’Assunta oppure alle preghiere mariane oppure alle visite alla basilica di Sant’Antonio nella sua città?” (Peppino Zola, “Presepi, islam e Vangelo: dieci domande a monsignore”, 7.12.15 LaNuovaBQ.it)

Ma poi questi passi indietro, non potrebbero essere un’offesa nei confronti di tantissimi martiri cristiani, non solo del passato, ma soprattutto di oggi, che continuano ad esseretrucidati perseguitati proprio perché hanno avuto il coraggio di non fare passi indietro?”. “Siamo proprio sicuri che questa spasmodica ricerca di tranquillità serva alla causa della pace?” Altra domanda posta dal lettore:. “Non è che, forse, questo atteggiamento imbelle non incoraggi i terroristi islamici ad essere sempre più aggressivi? Esempio clamoroso è proprio quello della Francia e di Parigi. Nessun Paese e nessuna città hanno fatto passi indietro come loro, eppure sono stati attaccati in modo così barbaro”.

E ancora il lettore chiede al vescovo come bisogna leggere alcuni significativi passi del Vangelo, incominciando con quello di Matteo:“non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.. Chi ama il padre a la madre più di me non è degno di me”? Altro passo: “Guardatevi dagli uomini perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro ed ai pagani”; Oppure,“sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi persevererà fino alla fine sarà salvato»; “chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli…”.

 

 

Quinto de Stampi MI, 8 dicembre 2015

Festa dell’Immacolata Concezione                                                          Domenico Bonvegna

                                                                                                                domenico_bonvegna@libero.it

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