C’E’ UN’EMERGENZA DEI COMUNISTI AL GOVERNO.

 

Premetto subito l’emergenza Covid esiste, ma c’è un’altra emergenza per il nostro paese, quella dei comunisti al governo. Lo segnala il valoroso Atlanticoquotidiano in un corsivo di oggi.

Con l’ennesimo show di ieri sera Giuseppe Conte si presenta davanti agli italiani snocciolando una serie di restrizioni pensate ad hoc per le festività natalizie e di fine anno, vietando tutto ciò che c’è da vietare. Il direttore de Il Tempo, Franco Bechis, è l’unico giornale oggi a criticare aspramente il capo del governo, lo definisce: «Il piccolo dittatore vieta Natale». «A forza di ammirarsi è diventato come Charlie Chaplin nella famosa scena del mappamondo del fil, “il grande dittatore”: una tragica macchietta».

Per il giornale online le misure intraprese sono «deliranti, prive di logica, ragionevolezza e proporzionalità, principi cardine che devono sempre guidare le decisioni del legislatore e le azioni della pubblica amministrazione, in particolar modo quando incidono così profondamente sulle libertà fondamentali tutelate dalla Costituzione». (Federico Punzi, “Natale chiuso per Dpcm: non c’è un’emergenza Covid, c’è un’emergenza comunisti al governo”, 4.12.20, atlanticoquotidiano.it).

Sostanzialmente il governo come sempre scarica l’emergenza del virus sui cittadini e sulle attività economiche, «cioè sulla sfera privata, prima imputando loro l’aumento dei contagi, poi disponendo obblighi e divieti, mentre continua a dimostrarsi totalmente incapace di far funzionare ciò di cui è responsabile: la sfera pubblica».

Con le misure intraprese alla fine di Ottobre ci avevano detto che servivano a contenere il contagio, così da “trascorrere le festività natalizie con maggiore serenità”. L’obiettivo era di “salvare il Natale”. Probabilmente nessuno chiederà conto di queste promesse mancate.

Così siamo costretti sempre a subire le solite restrizioni «orwelliane e a casaccio, servano ormai solo da cinico diversivo: scaricare tutto sui cittadini, spostare l’attenzione di volta in volta su giovani, movide, bar, ristoranti, ora anche sui posti a tavola in famiglia». Da settimane si parla solo su cosa potremo o non potremo fare a Natale. Sparisce o quasi l’operato del governo. «Di tamponi, tracciamento, terapie intensive, trasporti pubblici, scuole, carenze di personale e strutture, quasi non si parla più».

Conte ancora una volta ha scavalcato il Parlamento, dove l’aspettava l’opposizione, finalmente, agguerrita, e forse pronta a fare un’opposizione seria. Opposizione che sta facendo giustamente ostruzionismo sul decreto che modifica i decreti Salvini. E il paradosso è, che, mentre Conte decide di rinchiudere gli italiani in casa, dall’altra si riaprono i porti agli immigrati irregolari e ai loro traghettatori.

Occorre anche rilevare il silenzio-assenso del Quirinale su una gestione non solo della comunicazione, ma anche normativa in totale spregio dello stato di diritto. Altro che Ungheria e Polonia!

Conte ha ignorato i 993 morti, «A chi li dobbiamo imputare stavolta? Alla movida? Ai ristoranti che chiudono alle 18? Alle palestre chiuse?».

La sua conferenza stampa ricorda quella dei dittatori sudamericani o dell’attuale Cina comunista, dove i giornalisti compiacenti formulano domande ad uso e consumo del capo.

Invece una domanda semplice e intelligente andava posta, tra l’altro che in molti si fanno: «se continua a scendere il numero dei ricoveri e delle terapie intensive, com’è possibile che registriamo ancora record su record di decessi? È questo uno degli aspetti più squallidi, – scrive Punzi – questo sì un vero e proprio sciacallaggio: la contabilità dei decessi giornalieri su cui far leva per alimentare il senso di colpa degli italiani e portarli a rassegnarsi senza resistenze alla perdita delle loro libertà fondamentali: come potete pensare di festeggiare il Natale mentre muoiono mille persone al giorno?».

La questione decessi da Covid e il conseguente panico alimentato sono temi ampiamente dibattuti dal professore Eugenio Capozzi. «Ormai risulta chiaro che sulle cifre della mortalità da Covid diffuse quotidianamente pesa enormemente l’incertezza sulle reali cause del decesso per chi risulta in qualche modo positivo al tampone. Ma quei numeri vengono usati per imporre regimi di emergenza, che a loro volta alimentano il panico per conservare il consenso. Uno spettro si aggira da molti mesi per l’Italia afflitta dalla pandemia di Covid: quello dei criteri con i quali vengono calcolati i morti del virus. La situazione in merito è davvero paradossale». (Eugenio Capozzi, Morti di Covid, cosa c’è dietro le cifre della paura, 4.12.20, LaNuovaBQ.it)

Da tempo, anche da parte delle autorità sanitarie, si ammette che vengono considerati morti per Covid anche quanti erano affetti da altre patologie, ma sono risultati positivi al tampone diagnostico, pur senza avere alcuna certezza che l’infezione virale in questione sia stata la causa effettiva dei decessi. «Eppure non soltanto questa esplicita ammissione non conduce le autorità a rivedere i criteri di conteggio per offrire cifre più affidabili, ma al contrario quei numeri tanto opachi vengono utilizzati spregiudicatamente dal governo, dal comitato tecnico-scientifico e dai grandi media come mezzo principale per indurre allarme nell’opinione pubblica e giustificare l’adozione di misure restrittive generalizzate alle attività economiche e alle libertà personali dei cittadini: come si sta verificando per l’ennesima volta proprio in questi giorni».

Tuttavia l’ambiguità nella conta delle vittime, e la conseguente manipolazione, non è una questione soltanto italiana, ma comune ad altri paesi dell’Europa occidentale, nei quali si è instaurato da tempo un vero e proprio circolo vizioso tra “narrazione” allarmista ed enfatica sull’epidemia di Covid e politiche ormai note come “lockdown”.

In sintesi per Capozzi in Italia si è giunti alla proroga ripetuta di uno stato di emergenza già non previsto dalla Costituzione. Quelli del governo hanno cominciato «ad autoalimentarsi e conservarsi proprio grazie alla “narrazione” catastrofista: veicolando la tesi di una costante minaccia pandemica pronta a riesplodere, poi identificata con la tante volte evocata “seconda ondata” autunnale, e indicando la fine della minaccia soltanto nell’arrivo del vaccino, evocato con toni escatologico-millenaristici».

Infine Capozzi, giunge alla conclusione che i lockdown sono figli di una campagna manipolatoria di disinformazione. Quei Paesi che hanno scelto il lockdown per contrastare l’infezione, si sono dimostrati inefficienti da provocare molti più morti, e pertanto le politiche di lockdown sono del tutto sbagliate.

Un’ultima considerazione va fatta sulla dittatura sanitaria che stiamo subendo, ritorno al corsivo di Punzi. Una delle caratteristiche dei regimi «è che una maggioranza dei cittadini sia convinta che la sospensione delle loro libertà fondamentali sia necessaria, causa di forza maggiore, ebbene oggi questo criterio è soddisfatto in Italia. Una volta creato il precedente, il rischio del piano inclinato è concreto: qualsiasi scusa in futuro potrebbe essere buona. E così si torna al tweet di @nonexpedit:

Finito il Covid, ci sarà qualcos’altro: ecologia, salute pubblica, diseguaglianze, quello che volete. Ma vi entreranno in casa, restringeranno la vostra libertà di azione e di parola coi pretesti più vari. Non abbiamo un’emergenza Covid, abbiamo un’emergenza comunisti”.

 

Quinto de Stampi MI, 4 dicembre 2020

S. Barbara vergine martire.                                                            DOMENICO BONVEGNA

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