CAMBIANO I GOVERNI MA LE TASSE DELLO “STATO CANAGLIA” CI SONO SEMPRE.

 

L’ITALIA IL PAESE DELLE TASSE COL DEBITO PUBBLICO PIU’ ALTO.

 Recentemente ho appena finito di leggere Tassati e mazziati, di Giuseppe Bortolussi, pubblicato quest’anno da Sperling & Kupfer. Dopo la lettura di questo saggio mi chiedo com’è possibile che un Paese come l’Italia dove i cittadini pagano più tasse di tutti i Paesi del mondo, sia vicino al collasso economico al default, almeno secondo la BCE e i nuovi giacobini di eurolandia, come li chiama Ferrara. E’ veramente paradossale.

Il 51% del nostro reddito lordo, più della metà di quello che ogni anno guadagniamo, viene prelevato dallo Stato ai contribuenti onesti. Del resto è noto in Italia si pagano un mare di tasse, lo dicono tutti, dai governanti ai giornalisti, e tutti illustrano azioni pompose che dovrebbero farci pagare di meno. “Passano gli anni, si alternano i governi, ma quel numero, la prima cosa scritta in questo libro, non cambia. Anzi sì, scusate, tende ad aumentare”, scrive Bortolussi nell’introduzione.

A volte si pensa alle tasse come a un fenomeno naturale, una grandinata che ogni tanto arriva e non si può evitare; al massimo si cerca di limitarne i danni.

Tuttavia tra il contribuente e lo Stato ci dovrebbe essere un rapporto economico, per cui a fronte di un pagamento di imposte e tasse i devono riscontrare delle prestazioni in termini di servizi pubblici, che devono essere efficienti. Secondo Bortolussi in Italia si pagano più tasse di altri Paesi europei, spesso sono tasse conosciute ma anche sconosciute, quelle occulte. “La nostra pressione tributaria – scrive Bortolussi – è superiore di oltre cinque punti percentuali di quella della Germania. Questo significa, molto semplicemente, che lo Stato italiano incassa, in proporzione alla sua capacità di creare ricchezza, più soldi dello Stato tedesco, per erogare servizi. In Germania, però, le cose funzionano bene: i servizi sono efficienti, la sanità è adeguata, i trasporti puntuali; da noi invece non è così”.

Per giustificare questa situazione di tassazione c’è l’elevato debito pubblico e l’elevata evasione fiscale. In Italia nonostante l’evasione fiscale, lo Stato incassa ogni anno molti più soldi della Germania. “E allora perché da noi le cose non funzionano, o funzionano poco e male? Risposta: perché lo Stato non riesce a spendere bene i suoi soldi. Questo è il vero problema”. Ci dicono che per colpa di chi non paga le tasse, non si può comprare la benzina da mettere nelle auto della polizia o dell’autoambulanza o per garantire un’adeguata istruzione ai nostri figli, ma questo è il dito che nasconde la luna. Il vero problema è che lo Stato è incapace di spendere bene i tanti soldi che riceve dai contribuenti.

Bortolussi, segretario dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese (CGIA) di Mestre, è fra i più autorevoli esperti di finanza pubblica e del sistema fiscale italiano, in “Tassati e mazziati” prova a fare chiarezza su tutti i meccanismi e le trappole del sistema fiscale italiano, infine propone un serio e solidale percorso verso il federalismo fiscale, unica soluzione per evitare che si continuano a fare giochi di prestigio con i nostri soldi. Bortolussi ci tiene a scrivere che la sua idea di federalismo fiscale coniuga efficienza, solidarietà e responsabilità, attuando il principio: “vedo, pago, voto”, solo così si è in grado di eliminare gli sprechi e assicurare un utilizzo più efficiente delle risorse.

Il testo di Bortolussi fa un viaggio approfondito nel “Paese delle meraviglie” del fisco, calandosi nella realtà delle tasse che si pagano tutti i giorni, lo spiega in modo chiaro, distante dal gergo tecnico e politichese. Cercherà di capire come e quanto lo Stato preleva dalla nostre tasche quotidianamente, senza che quasi ce ne accorgiamo: la macchina statale ha infatti fame, una gran fame, e ogni giorno deve essere alimentata. Il testo per capire la voracità dello Stato nei confronti dei contribuenti utilizza indicatori, numeri per arrivare a concludere che su 100 euro di reddito prodotto lo Stato ne preleva il 43,2% sotto forma di tasse. E questo significa che ognuno di noi paga allo Stato il 43,2% del proprio reddito. La principale imposta che grava sul nostro reddito è l’IRPEF (Imposta sui Redditi delle Persone Fisiche). Bortolussi pubblica tabelle dove viene descritto il prelievo che subisce un lavoratore dipendente. Una lista sintetica delle imposte che gli italiani devono pagare sono l’Irpef, i contributi previdenziali, contributi al Servizio sanitario Nazionale, Premio Inail casalinghe, Addizionale comunale e regionale irpef, l’IVA, prelievo sui rifiuti (TIA/TARSU), bollo auto, Accise, imposta sulle assicurazioni, canone Rai, addizionali comunali e regionali sui consumi di energia elettrica, sui consumi di gas ecc.

Bortolussi per le sue analisi utilizza alcuni contribuenti tipo, single, famiglie mono e bi-reddito e fa dei calcoli precisi della pressione fiscale sulle tre tipologie di nuclei familiari. Il fisco interviene con le tasse su beni irrinunciabili come la casa, di cui nessuno può fare a meno, e sull’auto. Il peso del fisco sui carburanti è notevole, per ogni euro pagato sulla benzina, 0,585 vanno per le tasse.

Volete sapere quanti giorni bisogna lavorare per smettere di pagare le tasse e quando si inizia a lavorare per se stessi? In concreto qual’è il giorno di liberazione fiscale per il contribuente tipo? Per il single il 10 giugno, per la famiglia bireddito il 28 maggio, per quella monoreddito, il 16 giugno. Il paradosso è che proprio una famiglia monoreddito arriva a pagare più tasse rispetto a quella bireddito. Un’anomalia che potrebbe essere corretta con il quoziente familiare. Alla fine della panoramica sulla tassazione del contribuente medio in Italia si è scoperto che destiniamo 156 giorni di lavoro in un anno per pagare le tasse, inoltre sulle famiglie e sui lavoratori dipendenti, la pressione fiscale pesa su un macigno sulle attività imprenditoriali, e in particolare sulla miriade di micro e piccole imprese che concorrono a produrre ricchezze e assicurare occupazione soffocandone lo sviluppo e in molti casi mettendone a rischio addirittura la sopravvivenza.

Queste sono le innumerevoli tasse che gravano sulle famiglie, ma poi ci sono quelle che riguardano le inefficienze legate ai servizi pubblici, alle prestazioni cui ogni cittadino avrebbe diritto, perché già pagate attraverso la tassazione, ma che vengono erogate male e per questo costringono le persone a ricercare il medesimo servizio nel mercato privato. Basta vedere alle prestazioni ospedaliere, alle inadeguatezze del nostro sistema dei trasporti.

Per concludere nel saggio di Bortolussi si traduce un concetto molto semplice: non solo siamo tassati, ma siamo anche mazziati, perché siamo indotti a comprare nel mercato privato i servizi che lo Stato ci dovrebbe fornire, già pagati con le tasse. Il problema non è perché mancano i soldi per gestire i servizi o perché c’è l’evasione fiscale, anche se per magia ci fossero tutti i soldi che potrebbero arrivare dall’evasione, la sostanza non cambierebbe – scrive Bortolussi – perché il problema non è nella quantità di risorse che lo Stato ha a disposizione, ma come li spende. Il problema è chi ci amministra, chi ha speso male i nostri soldi ed ha creato il debito pubblico, ora chi ha amministrato, cioè lo Stato paghi il debito magari con l’immenso patrimonio immobiliare pubblico. Ed è opportuno che in questi momenti di imminenti misure economiche per uscire dalla crisi, ricordare che i contribuenti, le famiglie italiane pagano già da molto tempo tasse salate per mantenere uno Stato che ora ci invita a ulteriori sacrifici.

Rozzano MI, 28 novembre 2011

DOMENICO BONVEGNA

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2 commenti su “CAMBIANO I GOVERNI MA LE TASSE DELLO “STATO CANAGLIA” CI SONO SEMPRE.

  1. Ma perché non parlate della sovranità monetaria?? Gran parte delle troppe tasse che paghiamo vanno a pagare gli interessi perché hanno ceduto illegittimamente la sovranità monetaria non all’Europa che non esiste ma a una banca privata la BCE!!! Se non denunciate la truffa euro ne siete complici!!!

  2. mimmobonvegna il said:

    Sig. Luciano io non sono complice di nulla…io ho recensito un libro quello di Bortolussi, che condivido le sue riflessioni sullo STATO elefantiaco italiano…figlio di una cultura statalista socialista totalitaria…

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