ANTICHE E NUOVE LEGGENDE NERE CONTRO LA CHIESA.

UN LIBRO CHE SMASCHERA LE ANTICHE E NUOVE LEGGENDE NERE SULLA CHIESA.

Di solito nelle librerie brulicano testi per infangare la Chiesa, questo dello storico e giornalista tedesco Michael Hesemann“Contro la Chiesa”. Miti, leggende nere e bugie” Edizioni San Paolo (Milano, 2009) è un ottimo libro che smonta quelle leggende nere che ancora continuano a fare danni.

Per Hesemann, l’anticlericalismo «si è servito della tradizionale arma segreta dei perdenti: la diffamazione. Il tutto attraverso falsificazioni mirate, alterazioni grottesche e storie dell’orrore gonfiate ad hoc. Sembra che un pugno di autori si superino a vicenda nel rappresentare i Vangeli come storie di menzogna, i papi come criminali assettati di potere, la Chiesa come strumento di oppressione e Roma come baluardo dell’intolleranza» (pag. 5). Così la nascita delle famose leggende nere, che ripescano favole macabre inventate dai persecutori dei primi cristiani, dai riformatori, dai filosofi illuministi, dalla massoneria o dagli ideologi delle moderne dittature. Teorie cospiratorie risalenti a secoli fa diventano presto ingredienti per bestseller moderni e non è difficile trovare in alcune librerie un’area dedicata a questo tipo di romanzi (magari a fianco di quella Il Codice da Vinci riservata all’ufologia).
Nel “pugno di autori”, il giornalista tedesco annovera Corrado Augias, Pierluigi Odifreddi, Dan Brown, quelli che con toni colti scrivono spesso tomi “scandalistici”, e che mirano a distruggere la verità storica del cristianesimo. Raccontare “le leggende nere della Chiesa cattolica, le storie dei suoi ‘oscurantisti’, conviene, è quasi una garanzia di alte tirature, di successo”. In pratica, c’è una vera industria culturale contro la Chiesa, spesso si tratta di una vera e propria storia alternativa del cristianesimo. Cinema ed editoria, “entrambi partono dalla comune premessa, considerata di validità universale, che la Chiesa è capace di tutto quando si tratta di conservare il proprio potere. Di conseguenza, in caso di dubbio, la Chiesa è sempre colpevole, anche quando i fatti dicono esattamente il contrario. Il titolo più noto di questo genere, quello che ha raggiunto la più alta tiratura, è il bestseller planetario di Dan Brown, Il Codice da Vinci (2003), che nel 2006 è diventato un film con protagonista Tom Hanks, attore più volte premiato con l’Oscar”.

Nel testo il giornalista di Dusseldorf affronta in ogni capitolo, una spinosa ed annosa verità storica, precedentemente messa in discussione da movimenti, sette, documenti pseudo-scientifici, ritrovamenti archeologici o semplici leggende metropolitane secolari, esamina con teutonica precisione i soliti argomenti che più di altri si prestano a buttare fango sulla Chiesa, come la disputa sul ritrovamento a Gerusalemme, nel 1980, per mano del dottor Joseph Gath, di un sepolcro per molti appartenente alla Sacra Famiglia, per il solo fatto di aver ritrovato al suo interno incisioni coi nomi dei defunti, tra cui Yeshua, figlio di Yehosef, cioè Gesù figlio di Giuseppe. In una Gerusalemme che al tempo di Gesù contava ottantamila abitanti era facile trovare una combinazione simile. Inoltre fa riferimento al ritrovamento di manoscritti, tra questi uno sembra scritto da Giuda Iscariota, una delle figure più controverse della storia mondiale.
In particolare il libro di Hesemann affronta le bugie sui Vangeli: “La peggior bugia sulla Chiesa primitiva e la sua tradizione è affermare che i Vangeli sono stati manipolati. Niente può essere più lontano dalla verità. Ogni volta che un nuovo frammento di una copia originaria del II o , del III terzo dei quattro Vangeli canonici è stata rinvenuta, gli esperti sono rimasti stupiti dal fatto che vi hanno trovato meno variazioni rispetto al testo già conosciuto.

I Vangeli sono i testi dell’antichità meglio conservati: nessun autore antico ha una tradizione migliore. La maggior parte dei lavori dei classici greci e romani, scrittori, storici o filosofi, sono conservati in traduzioni arabe dei primi secoli del Medioevo o in copie conservate nei monasteri medievali, scritti forse un migliaio di anni dopo. Nel caso dei Vangeli, meno di un secolo separar i loro autori dai manoscritti più antichi».

Il testo sviscera le varie leggende nere a cominciare dalla figura di Maria Maddalena, la donna più controversa, più diffamata, più frequentemente fraintesa e forse anche la più appassionante del Nuovo Testamento, la papessa Giovanna, le Crociate, i Catari, il Santo Gral, i Templari, l’Inquisizione, la caccia alle streghe, Giordano Bruno, il caso Galileo, Pio IX e la fine dello Stato Pontificio, Pio XII e i presunti silenzi sugli ebrei.
Attenzione “Contro la Chiesa”, si badi bene, non vuole essere né un’apologia né una resa dei conti. Hesemann storico serio, cerca di comprendere la storia partendo dalla storia stessa, invece di giudicarla e condannarla da una prospettiva contemporanea.

E così affronta anche le ingiustizie indicibili e crimini terribili commessi in nome della Chiesa.

Per esempio la “leyenda negra”, gli spagnoli non furono né migliori né peggiori dei loro vicini, così anche gli uomini di Chiesa furono in primo luogo figli della loro epoca, e come tali segnati dalla mentalità del loro tempo.

Spesso volevano il bene e fecero del male. Ma la vera domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: la nostra epoca è già così perfetta da non dover temere il giudizio delle generazioni future? Noi osiamo dubitarne. Anche perchè, se è facile giudicare, è invece difficilissimo capire”.

“Nella storia bimillenaria del cristianesimo non c’è tema tanto attuale e dirompente quanto le crociate, e pochi argomenti sono carichi di pregiudizi come questo”.

E’ la premessa del X capitolo di “Contro la Chiesa”, tuttavia per Hesemann, le crociate appaiono come l’anticipazione dello “scontro di civiltà”, sostenuto dal politologo statunitense Samuel P. Huntington nel 1993 e che, dagli avvenimenti dell’11 settembre 2001, sembra diventato un’amara verità. Hesemann è convinto che per gli islamisti il conflitto tra mondo islamico e Occidente risiede principalmente nelle crociate. Del resto Al Qaida e tutte le organizzazioni terroristiche del fondamentalismo islamico combattono il jihad contro gli ebrei e i crociati. Addirittura nel 2004 gli islamisti fanno saltare un’autobomba al consolato americano di Gedda dichiarando che si trattava di “un attacco a una delle fortezze dei crociati sulla penisola arabica”, come se si fosse nel XII invece che nel XX secolo. Del resto in Occidente, non la pensano diversamente, almeno gli intellettuali, come Baigent e Leigh nel loro tendenzioso bestseller del 2000, “L’Inquisizione. Persecuzioni, ideologia e potere”, le definiscono il prototipo storico dell’imperialismo e del colonialismo occidentale.

Ma anche il film del 2005, di sir Ridley Scott, Le Crociate, dipinse i crociati come fanatici intriganti e intolleranti e invece gli arabi come nobili e leali.

Sostanzialmente, “L’eroe della pellicola, quasi assunto al ruolo di profeta, è il sultano Saladino(…)”. Nella pellicola però non hanno fatto vedere che in realtà il sultano dopo aver vinto la battaglia di Hattin, fece decapitare tutti i cavalieri sopravvissuti. Basterebbe questo per non accettare la Storia come qualcosa che sia tutto bianco o tutto nero.

 

OGGI E’ POLITICAMENTE CORRETTO VERGOGNARSI DELLE CROCIATE E DELL’INQUISIZIONE.

Prima dell’estate è nata una querelle tra monsignor Luigi Negri e don Federico Pichetto che sul quotidiano online “IlSussidiario.net”, scriveva che le Crociate sono un tradimento del cristianesimo e pertanto i cristiani dovrebbero vergognarsi. Monsignor Negri risponde al sacerdote con un fondo apparso sul quotidiano online, “LaNuovaBussolaquotidiana.it”. Il vescovo rimprovera al don di parlare di Crociate che non sono mai esistite, ormai c’è una storiografia anche non cattolica che ha chiarito bene che cosa sono state in effetti il fenomeno Crociate; sostanzialmente direbbe Franco Cardini, un “pellegrinaggio armato”, “protagonista del quale fu, nei secoli, il popolo cristiano nel suo complesso. Una avanguardia di santi, una massa di cristiani comuni e, nella retroguardia, qualche delinquente”.

Probabilmente non esiste nessun avvenimento storico della Chiesa che possa sfuggire a una lettura come questa che ha fatto l’arcivescovo di Ferrara. La questione Crociate non riguarda solo l’evento storico in sé, ma più in generale la posizione che un cristiano deve avere di fronte alle vicende del mondo, in particolare, a una aggressione violenta e ingiusta da parte di un aggressore piuttosto violento.
Pertanto “sta di fatto che noi – cristiani del Terzo millennio – alle Crociate dobbiamo molto. Dobbiamo che non si sia perduta la possibilità dei grandi pellegrinaggi in Terrasanta: nei luoghi della vita storica di Gesù Cristo e della nascita della Chiesa.

Alle Crociate dobbiamo che si sia ritardata la fine della grande epopea della civiltà bizantina di almeno due secoli, e si sono soprattutto salvate dalla dominazione turca le regioni della nostra bella Italia, che si affacciano sul mare Adriatico, Tirreno e Ionio, falcidiate da quelle sistematiche incursioni di corsari e di turchi che hanno depauperato nei secoli le nostre popolazioni.

Anche la tua bella Liguria ha dovuto costruire parte dei suoi paesi e delle sue piccole città a due livelli – il livello del mare e il livello della montagna – per poter sfuggire a queste invasioni che hanno fatto morire nel buio della cosiddetta civiltà araba e islamica centinaia e migliaia di nostri fratelli cristiani, a cui era stata tolta anche la dignità umana e di cui noi facciamo così fatica a fare memoria”. (Luigi Negri, “I Cristiani che si vergognano delle Crociate sono succubi del laicismo dominante, 7.5.2014, LaNuova BQ.it)

 

Con l’analisi di monsignor Negri è d’accordo anche Michael Hesemann,dove nel suo libro smaschera i miti, le leggende nere e le bugie sulla Chiesa cattolica. “Oggi è ‘politicamente corretto’ vergognarsi delle crociate. Anche la maggior parte dei cristiani pensa che la ‘guerra in nome di Cristo’ sia una perversione del messaggio evangelico e naturalmente ha ragione”.

Tuttavia, per lo storico tedesco, “la dogmatica cristiana, contempla anche il diritto alla legittima difesa e all’autodifesa”. Pertanto, “Che cos’erano allora le crociate? Una guerra offensiva, un atto di aggressione e di intolleranza religiosa? O si trattò effettivamente di assistenza armata alla minoranza cristiana in Terrasanta e della sicurezza dei molti pellegrini in vista a Gerusalemme che, data la situazione politica contingente, erano venute a mancare?” Per rispondere alla domanda per Hesemann, dobbiamo studiare le fonti storiche, i documenti, i resoconti di entrambi le parti. E così il libro inizia ad occuparsi del profeta Maometto e della nuova religione islamica da lui fondata.

Quindi delle sue numerose guerre di conquista, a cominciare quella della Mecca, in pochi decenni attraverso il jihad (la guerra in nome di Dio) conquistò un vasto territorio, dalla penisola arabica al Marocco, una espansione “pressocchè unica nella storia, comparabile solo alla campagna di Alessandro Magno”, gettando l’Europa nel terrore, anche perché l’espansione non sembrava conoscere confini. Ben presto nel X secolo, si giunse allo scontro con i cristiani. Gerusalemme diventa il contendere, i cristiani non possono più accedere al Santo Sepolcro, e le notizie che arrivano dall’Oriente sono drammatiche. Allora i vescovi, il Papa, pensarono di liberarlo. Certo Gesù aveva predicato la non violenza e il pacifismo, ma a partire dal IV secolo si credeva che alcune situazioni eccezionali giustificassero l’impiego delle armi. E così Hesemann cita S. Agostino, dottore della Chiesa e massimo teologo dell’Occidente che aveva introdotto il principio della “guerra giusta”. “Era un principio molto semplice: chi viene attaccato, diceva, ha il diritto di difendersi. Chi si vede portare via un bene, ha il diritto a riprenderselo, anche con le armi se necessario, eventualmente con una guerra”.

Il 27 novembre 1095, a Clermont-Ferrand , Urbano II, davanti a una folla, esortava la cristianità alla più grande impresa comune della sua storia millenaria: la prima crociata. Urbano II, spiegò alla folla: “E’ impellente che vi affrettiate a marciare in soccorso dei vostri fratelli in Oriente, che hanno bisogno del vostro aiuto e l’hanno spesso richiesto”. L’appello di Urbano II, venne accolto in tutta l’Europa di allora che più o meno era unita e anche se c’era qualche conflitto interno, “ora tutti avrebbero lavorato insieme per uno scopo comune, diventare guerrieri di Cristo e combattere nel nome del Signore”. “Dio lo vuole”, era il grido di un’intera generazione, che ora aveva scoperto la propria vocazione. Per Hesemann, la situazione di partenza della prima crociate era molto chiara: i musulmani erano venuti meno alla parola data, distruggevano le chiese e i cristiani erano perseguitati; i crociati non si sono mossi per colonizzare le terre orientali, o creare un impero, ma solo unicamente per la sopravvivenza dei cristiani in Oriente e per la sicurezza dei pellegrini occidentali che visitavano Gerusalemme. In base “a questi motivi uno storico obiettivo deve giudicare legittimo l’appello di Urbano II e la crociata, almeno all’inizio, una misura giustificata”. Gli storici danno ragione al papa Urbano II, se Costantinopoli sarebbe caduta nel 1100, l’enorme forza militare dell’esercito turco avrebbe colpito l’Europa centrale quattrocento anni prima e non ci sarebbe stata la “Cristianità medievale”.

Hesemann racconta poi “la crociata dei pezzenti” di Pietro l’Eremita e il massacro finale di Gerusalemme. Poi nell’XI capitolo affronta l’altra questione spinosa dei Catari, con il sangue dei catari, per Hesemann, “si scrisse uno dei capitoli più cruenti della storia della Chiesa, dalla loro persecuzione nacque uno strumento che gode ancora oggi di una fama funesta: l’inquisizione”. Pertanto la purezza della Chiesa è stata macchiata, in questo frangente storico, “non solo, creò un mito che vive ancora oggi. Consegnò gli eretici, che non desideravano altro che la morte, all’immortalità”.

 

CROCIATE, INQUISIZIONI, CACCIA ALLE STREGHE, LA CHIESA HA SEMPRE TORTO…

 Il fenomeno cataro, è uno dei “temi caldi”, questi uomini e donne rifiutavano tutto ciò che era mondano e materiale e viveva nella povertà e sobrietà. La gente catara era ammirata perché sembrava più coerente dei preti intemperanti e corrotti della Chiesa romana. “In alcune regioni il catarismo, nonostante la radicalità della sua dottrina (o forse proprio per questo), si trasformò in un vero e proprio movimento popolare e assunse la fisionomia di un’autentica psicosi di massa”.

Peraltro, l’estremismo rituale dei catari, in particolare quello del suicidio, fu apprezzato dai nazisti, da Himmler e da Otto Rahn, che ne sottolinea i modi preferiti dei catari per darsi la morte. Infatti per Hasemann, “il catarismo era una religione della morte, del disprezzo per la vita, e fu proprio questo aspetto a renderla così attraente agli occhi degli ideologi del Terzo Reich”.
Il libro del giornalista tedesco racconta la crociata della Chiesa contro i catari dal 1178 al 1208, che combatté con “le armi di una tigre sdentata”. Gli artefici furono gli ordini religiosi, i cistercensi e poi i domenicani, che ricevettero l’incarico di riportare il popolo cristiano alla fede cattolica attraverso la predicazione. Dopo l’assassinio del legato papale Pietro di Castelnau, la situazione precipita e comincia la guerra contro gli eretici. In questo contesto il testo poi affronta il tema del “Santo Gral”, che per molti secoli è il “simbolo per eccellenza del grande, eterno mistero che gli uomini cercano di penetrare”.

In tanti hanno cercato di penetrare il mistero fino alle sciocchezze del romanzo di Dan Brown, Il Codice da Vinci, ma Haseman fa riferimento all’autentico Gral, quello di Valencia, dove Papa Benedetto XVI, nel 2006, sostò davanti alla rinomata reliquia del Santo Calice. Un gesto carico di significato, in totale contrasto con le banalità del Codice da Vinci.
Dopo i Templari Hasemann affronta il tema Inquisizione, e qui vale più di ogni altro periodo storico, per capire l’inquisizione non possiamo misurarla con il metro del presente. Anche la Chiesa era immersa nel mondo medievale, spesso segnato da crudeltà, dall’intolleranza, dall’intrinseca insicurezza di un’epoca nata dalle migrazioni di popoli, che viveva credendo alla prossima fine del mondo. Peraltro, “il Medioevo non conosceva la ‘società pluralistica’ fondata sul consenso della base ma si considerava come un’unità, il cui fondamento spirituale era il cristianesimo, una Chiesa che legittimava il potere dei sovrani e nello stesso tempo lo controllava. Il cristianesimo diede al medioevo i suoi ideali, impedì che precipitasse nella barbarie.

L’èlite monastica coltivò le scienze, preservò l’eredità degli antichi, si prese cura degli ammalati e si fece carico di quelli che oggi chiamano ‘lavori socialmente utili’”(…) In seno alla Chiesa fiorirono l’educazione, le arti, e la cultura. Le più grandi e straordinarie opere architettoniche d’Europa, le cattedrali gotiche, sono l’espressione monumentale della devozione ardente che abbracciava ogni cosa(…) La Chiesa era il fondamento incontestato della civiltà occidentale, una luce nelle tenebre”. Sostanzialmente, Hasemann conferma quello che ha ben sintetizzato in un ottimo eccellente saggio lo storico americano, Thomas E. Woods, “Come la Chiesa cattolica ha costruito la civiltà occidentale”.

Pubblicato da Cantagalli (2007).“Se si chiede a uno studente, scrive Woods, che cosa sa della Chiesa cattolica, questi pronuncia immediatamente la parola corruzione, mentre dovrebbe rispondere con un’altra: civiltà. La civiltà occidentale deve alla Chiesa cattolica molto di più di quanto sappia la maggior parte dei nostri contemporanei, inclusi gli stessi cattolici. Quello che si conosce è una grottesca caricatura che non arriva a essere nemmeno una parvenza di conoscenze, il triste esito delle ‘leggende nere’”.

Nacque la Christianitas, la società unita nella fede, chi attaccava questo principio fondamentale, “era percepito come un pericoloso anarchico, un fanatico sovversivo che rifiutava la società”. La Chiesa ora che è diventata maggioranza e fondamento dell’ordine pubblico “pretendeva che anche lei partecipasse a perseguitare chi disturbava la pace sociale”, scrive Hasemann, “ma sui modi in cui adempì questo impegno forzato circolano così tante notizie errate e distorte che vale la pena di gettare uno sguardo ai fatti storici”.

Sintetizzando si può scrive che a procedere contro gli eretici fu lo Stato, che spesso veniva sollecitato dal popolo, come nel 1144 a Colonia, la folla inferocita mise gli eretici al rogo contro la volontà del vescovo. L’episodio suscitò le proteste di Bernardo di Chiaravalle, che non approvava il gesto, ribadendo che la fede è frutto di convinzione e non si può farla accettare con la violenza. Occorre ricordarlo, non fu la Chiesa a pretendere che gli eretici venissero mandati al rogo, ma fu l’autorità temporale a dichiarare l’eresia un crimine passibile di pena di morte. Il diritto canonico conosceva solo una punizione, la scomunica.
Anche Hasemann distingue le due inquisizioni, quella spagnola e quella romana. La prima non era una istituzione ecclesiastica ma secolare. Qui va sottolineata la figura dell’inquisitore più famoso della storia: Tomas de Torquemada, che in patria fino al XVIII secolo fu considerato un eroe e un santo, fuori di Spagna invece, un mostro diabolico. Fu l’Inghilterra e la Francia a dipingerlo come una figura cupa e assetato di sangue. In realtà secondo Hasemann, Torquemada “fu un asceta zelante fino al fanatismo, rifiutò tutte le onorificenze e i piaceri terreni ed ebbe la fama di uomo incorruttibile e coscienzioso”.

Comunque sia non sono veri i numeri che hanno diffuso i nemici della Spagna sugli eretici condannati a morte, per Hasemann si tratta di 800 casi e non centinaia di migliaia. “Naturalmente – scrive Hasemann – anche la revisione di un quadro storico distorto non giustifica assolutamente l’ingiustizia compiuta. Serve solo a ristabilire le giuste proporzioni del quadro”.
In un eccellente saggio, “I segreti dell’inquisizione”, il professore a Oxford Peter Godman scrive che se ci accontentiamo di condannare il passato, condanniamo anche noi stessi a non comprenderlo. “Avvenimenti e metodi si devono giudicare solo inseriti nel quadro generale della loro epoca e in questo caso l’Inquisizione ecclesiastica ne esce molto meglio di quanto si è soliti credere, i suoi processi erano molto più equi di quelli (quasi sempre più rapidi) dell’autorità civile”. In pratica gli inquisitori erano intenti a salvare le anime dalla dannazione eterna. Certo per noi oggi, con il nostro pensiero individualista e relativista è difficile capire. Ma il Medioevo aveva una concezione teocentrica e omogenea, come oggi lo è solo quella del mondo islamico.

“Prima di infervorarci tanto dovremmo ricordarci di quanto è recente e fragile la tolleranza del nostro ordinamento democratico e liberale. Dopotutto, – scrive Hasemann – appena vent’anni fa metà Europa era governata da una dittatura del pensiero molto più totalitaria del Medioevo più buio”. Pertanto chissà come le generazioni future giudicheranno la nostra epoca. Secondo Walter Brandmuller, storico del Vaticano e presidente del Pontifico comitato di scienze storiche, il nostro secolo, che ha prodotto Auschwitz e l’Arcipelago Gulag e che, in Germania, uccide ogni anno, nel ventre materno, più bambini di quante furono le condanne a morte pronunciate dall’Inquisizione nel corso dei secoli, dovrebbe guardarsi bene dall’indignarsi sull’Inquisizione medievale.

 

S. Teresa di Riva ME, 22 agosto 2014
B.V. Maria Regina                                             DOMENICO BONVEGNA
Domenico_bonvegna@libero.it

 

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